Maciste in giardino

Con Maciste ci siamo incontrati in maggio; al supermercato. Io, con il carrello cigolante davanti a me e una piccola fatica dipinta in faccia per farlo camminare. Lui, silenziosamente sistemato sullo scaffale insieme ad altri amici. Ripensandoci ora, ricordo ancora alla perfezione cos’è stato a farmi avvicinare a lui. Nonostante il musino simpatico, gli occhiali sopra il naso che me lo facevano sentire somigliante e i guantoni da pugile addosso che me lo facevano avvertire – in un certo senso –  familiare, l’ho afferrato per poterne scoprire di più alla vista di una piccola fascettina bianca sul davanti che dichiarava: “Finalista seconda edizione Premio Strega Ragazzi e Ragazze – Categoria 6-10 anni”.

Ecco. Lo so cosa potreste pensare, ora. Categoria 6-10 anni, non è di certo la storia adatta ad una lettrice come me. Eppure, ho deliberatamente ignorato la vocina nella testa che mi diceva che tra meno di tre giorni ne avrei compiuti trentadue e l’ho afferrato con decisione per la copertina. Stringendolo in mano, ho cominciato ad immaginare che sarei entrata nella vita avventurosa di quell’animaletto simpatico che non smetteva di sorridermi e mi sono ritrovata immediatamente a credere che Maciste – che, non lo avevo ancora detto, è una talpa – sarebbe stato in grado di farmi ridere a crepapelle con le sue faccende più o meno quotidiane e con quello che, pensavo, avrebbe potuto combinare vattelapesca dove e a discapito di vattelapesca chi.

maciste in giardino

E chissenefrega se la storia non era stata scritta per una come me. Indirizzando lo sguardo verso i romanzi per adulti esposti sugli scaffali più in alto, nessuno sembrava fare al caso mio in quel momento. Niente sembrava tanto adeguato a me, quanto Maciste.

Ho infilato il libro nel carrello, stando attento a tenerlo lontano dai pomodori, senza nemmeno leggere la quarta di copertina. Mentre il retro recitava: “Era stato papà a dare quel nome alla talpa: Maciste. Maciste era un personaggio di una serie di film in costume, grande e grosso che spaccava tutto”. Avevo già l’impressione di sentire l’eco delle mie risate, perché convintissima che ‘Maciste la talpa’ me ne avrebbe fatte vedere delle belle.

Solo una volta arrivata a casa, con un po’ di tempo a disposizione prima di mettermi a preparare la cena da portare a tavola, ho scoperto che non sarebbe stato così.

La storia della talpa Maciste mi avrebbe raccontato, più che altro, come andarono i giorni prima della sua cattura e della sua espulsione dal giardino di Nico e dei suoi  genitori.

La voce narrante sarebbe stata quella di Nico, che già in quarta di copertina annunciava: “Conobbi Gino Bandiera nel 1967, e il ricordo più vivido di quei giorni è la caccia alla talpa. Da una parte c’era lei: una talpa enorme che chiamavamo Maciste, dall’altra parte c’eravamo io e Gino Bandiera, ex campione dei pesi massimi, detto il Gigante”.

Ho sentito il mio immaginario spegnere all’istante l’eco che sarebbe dovuto essere delle mie risate e per un attimo, devo ammetterlo, ho sentito crescere la delusione. Mi sono tornate alla mente le parole dette da un professore di scrittura creativa, un po’ di tempo fa: “Le fascette addosso ai libri sono fatte apposta. Attirano il lettore ancora prima della copertina e, alle volte, sono studiate apposta per poter convincere all’acquisto”. Ho fissato la fascetta del mio ‘acquisto’ per capire se, in qualche maniera, potesse essere stata ‘lei’ la responsabile del mio impulso a comprare: “Finalista seconda edizione Premio Strega Ragazzi e Ragazze – Categoria 6-10 anni”. Non sembrava ci fosse traccia di inganno in quelle parole, o di un tentativo di raggiro. Se quella storia, la storia della talpa Maciste, era per davvero riuscita a guadagnarsi un posto da finalista nella seconda edizione di un importante premio letterario, doveva esserci un perché. Mi sentii acquistare nuovamente fiducia nei confronti di quelle pagine ancora tutte da leggere e sprofondai nel divano per immergermi immediatamente nella lettura. Quel libro mi stava chiedendo di far tornare, almeno per un po’, la bambina di diversi anni fa. Ignorai la vocina nella testa che non voleva proprio saperne di smetterla di ricordarmi che tra meno di due giorni avrei potuto soffiare su trentadue candeline e feci una rapidissima sottrazione di ventisei. Se proprio dovevo affrontare quelle parole con occhi diversi e con spirito adeguato, volevo che il mio spirito fosse il più giovane possibile. Tornai a 6 anni. Perfetta per la categoria!

Fu facile e abbastanza veloce arrivare alla fine di quel libro. Non ho trovato il rumore di tante risate, ma sono riuscita a trovare il calore di una storia ben scritta e la bellezza di una voce narrante che non mi aspettavo. Non posso dire di aver conosciuto Maciste, per come immaginavo che avrei potuto farlo. In compenso, però, ho trovato Nico. Ho trovato il suo modo di raccontare e di parlarmi di Gino Bandiera e di quel suo simpatico modo d’essere un ex pugile ed un ex circense, che la vita aveva poi portato a diventare un cacciatore di talpe. Insieme a Nico, ho scoperto la bellezza del racconto di cose passate ed è stato un po’ come poter essere lì di persona, a scambiare quattro chiacchiere davanti a un bicchiere di limonata.

È stato piacevole, nonostante tutto. È stato un incontro avvenuto per caso, che ha saputo regalarmi tanto. Quando poi mi sono imbattuta nella nota dell’Autore, ho scoperto che quella di Maciste era stata una storia fortunata… perché colma di ispirazioni reali. Ho conosciuto Maciste al supermercato, in un normalissimo pomeriggio di maggio. Ho conosciuto Guido Quarzo alla stessa maniera. Quegli incontri casuali che piacciono a me. Sono convinta che mi ritroverò a parlarne ancora. Grazie a un piccolo musino di talpa che mi ha catturato, facendomi ignorare libri più adatti. Grazie ad una piccola fascetta bianca che… diceva il vero!

Alla prossima!!!

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