Tutta colpa (e merito) di una lavatrice!

Finalmente il weekend! Il primo insieme.

Non so spiegarmi il perché, ma… è una mania che mi accompagna da un po’, quella di fissare nella memoria le ‘prime volte’.

Dopo un martedì sera decisamente burrascoso e il resto della settimana passato più o meno in sordina, le cose con Silver procedono che non c’è male. Anche se soffia ancora e non si stanca mai di mettersi sulla difensiva, tutte le volte che le nostre strade si incrociano e serve in pratica di aspettare l’ora di cena, per riuscire a vederlo per un lasso di tempo che superi i cinque minuti.

Il rumore delle pentole in cucina e quello dei piatti messi in tavola sembrano il richiamo giusto e, mentre noi mangiamo, anche lui esce dalla sua tana – che è sempre, ancora, in bagno – e ci imita tuffando il musino dentro la sua ciotola di crocchette.

Il fatto che sia d’appetito è un buon segno. Oppure non è altro che il caso, che ha stabilito che dentro la casa di una coppia di bongustai non poteva andare a vivere un  micio inappetente. No, no, no!

Passione in comune per il cibo a parte, latitano i punti d’incontro.

Ancora niente film, tutti insieme appassionatamente sul divano, niente coccole serali del dopocena (ho letto da qualche parte che soffermarsi ad ascoltare le fusa di un gatto ha un potere altamente rilassante su un essere umano e mi piacerebbe sperimentare) e niente occasioni di prenderlo in castagna, per afferrarlo e stringerlo in braccio almeno per un po’.

Ho sinceramente perso il conto delle volte in cui, credendolo completamente preso dal suo cibo, ho provato ad afferrarlo.

Nisba!

In tutti i casi mi sono ritrovata con una manciata di aria in mano e con gli occhi increduli, davanti a scatti felini da fare invidia a Speedy Gonzales.

Essere arrivati al sabato, insieme, non significa aver fatto progressi nemmeno riguardo al nome. Silver è una parola che continua ad annullare il silenzio con frequenza regolare dentro casa, ma niente da fare. Il micino non risponde.

È sabato sera quando, un’ormai abituale faccenda domestica, ci permette un piccolo avvicinamento.

Un avvicinamento non proprio immediato, a dire il vero.

Prima di riuscire a ritrovarci insieme, abbiamo avuto di nuovo il piacere di avere a che fare con le sue cacche a zonzo.

Sempre accanto al tappeto. Quella particolare mattonella del pavimento deve essere la sua preferita.

Distratti da un Dvd, non ce ne siamo resi conto.

Cosa è stato a non andare?!?

La lavatrice accesa.

Una consapevolezza lenta, la nostra. Il primo lavaggio dedicato agli indumenti da lavoro è stato quello che ha permesso al dubbio di insinuarsi. Le cacche a zonzo, anche durante la lavatrice dedicata ai capi colorati, sono state la conferma che…

Sì! Nonostante la porta del bagno socchiusa (accortezza del tutto casuale, messa in pratica soprattutto per non avere un sottofondo costante al film), c’eravamo imbattuti in un gatto ‘oblò-fobico’.

Una rapida ricerca su Google mi ha portato a imbattermi in fotografie di micini incuriositi davanti all’oblò, di gattini sistemati dentro il cestello per uno scatto simpatico, a sapere che esistono folli al mondo che si divertono a centrifugare il loro piccolo amico a quattro zampe e a scoprire che qualcuno, in Giappone, sembra abbia inventato una lavatrice per gatti; una specie di elettrodomestico per chi non se la sente di rischiare graffi con un tradizionale bagnetto; suppongo.

Nisba!

Nei primi link trovati, nulla che potesse essere un riflettore acceso sul gatto e le ipotetiche micio-fobie che potrebbero scaturire in ambito domestico.

Che fare?

Guardo Silver stranito e mi ricordo di Aron, il pastore tedesco a pelo lungo che per dodici anni è stato un fedelissimo amico a quattro zampe. Lui aveva paura dei temporali e se la faceva sotto ogni volta che sentiva l’eco di un tuono tra le pareti di casa. In una violentissima grandinata in un mese di luglio di non troppi anni fa, mentre uscendo di casa sembrava essere passati all’improvviso dall’estate all’autunno, rientrare al sicuro in cucina ce lo aveva fatto ritrovare nascosto sotto il tavolo, con un’enorme pozza gialla al suo fianco.

Aron dava sfogo alle sue paure con la pipì, Silver con le cacche. Potendo scegliere, avrei preferito avere a che fare con le prime, ma… si sa che gli impulsi non si comandano.

Mi sono ritrovata a pensare se per caso fosse colpa del luogo ristretto che è la lettiera. Forse il rombo della lavatrice risulta veramente minaccioso lì dentro e non è verso di ‘farla in pace’, ma non ho avuto il coraggio di avvicinarmi anche solo con l’orecchio per cercare una prova della mia tesi.

Cacche sul pavimento tolte anche per la seconda volta, ho provato ad afferrare Silver.

Vittoria!!!

Insieme ci siamo sistemati sul divano e, con il plaid di pile alla mano, ci siamo accoccolati per bene per provare a finire di vedere il film.

Mi piacerebbe poter dire che la nostra prima visione insieme è stata qualcosa del tipo: Gli Aristogatti, Il gatto venuto dallo spazio, o altre storie ‘miciesche’; ma niente del genere.

Midnight in Paris ci ha permesso di rimanere vicini per un po’. Almeno, fino a che la lavatrice non ha smesso di fare rumore e su Parigi ha cominciato a piovere.

Midnight in Paris

Per le lavatrici future? Stiamo all’erta.

Certo, non posso biasimarlo. I suoi occhioni spalancati mi hanno ricordato tantissimo i miei, la prima volta che ho dovuto mettere mano su un aggeggio del genere e ricordavo niente delle istruzioni date dal tecnico dell’installazione.

Come è stato il primo lavaggio?!?

Un disastro! Come tutti i primi lavaggi.

Alla prossima e buone lavat… ehm… buone letture! 😉

 

 

 

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