Volevo Vendere Sogni

“È in programma per domani la presentazione del libro…”.

Venerdì sera. La televisione accesa sul Tg locale mi permette di scoprire un mondo di pagine che non conosco ancora. Una scrittrice che non conosco ancora. Una casa editrice che non conosco ancora.

È più che altro un mordi e fuggi di parole quello che mi arriva, mentre – tra un boccone e l’altro di ciò che ho ancora nel piatto, con la mano destra sollevata in aria nella ferma intenzione di bloccare la mamma che vorrebbe servirmi ancora – cerco di fissare lo sguardo sul televisore, nella speranza di riuscire a beccare, almeno, l’immagine di copertina.

Il babbo è concentrato su un discorso che sento chiaramente arrivare alle orecchie ma che, al momento, non sto seguendo. A compensare la mia disattenzione momentanea, l’attenzione del mio compagno, che mangia accanto a me e che annuisce più spesso di quanto vorrei con la testa, nel suo modo sbrigativo di comunicare il suo essere d’accordo in qualcosa.

Ok. Anche dribblare i suoi movimenti di collo, che mi impediscono un contatto visivo duraturo con lo schermo, è per niente cosa facile.

“…vi aspetta alle diciotto, per la presentazione di…”.

Niente. Nome della scrittrice perso nel caos. Immagine di copertina non visualizzata (mi arrendo all’idea di averla persa sull’inizio della notizia), mentre riesco a memorizzare due delle parole che compongono il titolo: vendere sogni.

Sono ancora lontana dall’averci capito qualcosa, ma… mi piace.

Cullo quelle parole per un po’, fino a che la paura di perdere del tutto quell’informazione mi convince a mettere mano al cellulare e ad avviare una piccola, istantanea, fruttuosa ricerca.

Trovo Annalisa Baldinelli e l’immagine di copertina del suo libro che è veramente accattivante.

Non ho mai sentito parlare prima dell’Editore, ma la pagina Facebook e le cinque stelle lasciate dagli utenti mi convincono quel che basta. È una realtà umbra, il che è già un piacere per me.

Seduta davanti il caminetto, con un pizzico di nostalgia addosso, per quei tempi passati in cui era abitudine di tutte le sere poter oziare davanti alle fiamme per un po’, accendo il mio pollicione all’insù e – al bando la timidezza – invio la mia richiesta di amicizia ad Annalisa.

Una volta tanto non finisco per scoprire qualcosa in ritardo, quando si tratta di libri. Evvai!

Mi sento già esplodere di gioia, già immaginandomi con il libro in mano, seduta ad ascoltare le parole degli intervenuti all’evento e in attesa di poter avere una dedica tutta per me sulla primissima di tutte le pagine. Quella bianca, che – forse – è stata messa lì proprio apposta.

Immagino la soddisfazione, i sorrisi e… questo Post del lunedì successivo.

Se nel  fine settimana non si ammucchiano troppi impegni, sta a vedere che riesco anche a leggerlo d’un fiato il libro.

Nisba! Niente da fare. Un rimescolamento totale dei piani a causa di… inaspettati fiocchi di neve.

Non so come la pensiate voi sulla neve, ma… per quel che mi riguarda, è un po’ un’altalena tra amore e odio ciò che provo.

Benché sia da considerarsi il clima perfetto e romantico per tantissime situazioni, per moltissime altre è disagio allo stato puro.

Sono le tre del pomeriggio passate da poco, quando mi accorgo dei primi fiocchi. È una di quelle volte in cui anche ripetere come un mantra: “Non nevicare, non nevicare, non nevicare!” non è abbastanza. Nonostante all’inizio l’impressione sia che la pioggia non voglia farsi fregare dal freddo.

Un’ora più tardi non nevica più. Quella dopo nevica ancora.

Sono da poco passate le sei – le famose diciotto della presentazione – quando, dopo aver deciso a malincuore di non aver  il coraggio di muovermi con la macchina (proprio oggi che posso rimanere a casa) con un tempo tanto incerto, dal cielo comincia a cadere la neve quella vera. Quella che non è solo un miraggio nascosto tra la pioggia, quella che – in men che non si dica – imbianca il mondo tutt’intorno ed è in grado di mettere in difficoltà i primi automobilisti che si ritrovano a passare lungo la provinciale.

“Ho fatto bene a non uscire!”. È la magra, magrissima consolazione; che non è però in grado di far sparire la delusione per il mancato incontro con l’Autrice.

Niente libro per questa sera. Niente dedica. Niente post.

No! Fermi un attimo. Niente post, proprio no! Non se ne parla.

Sarà pur vero che sono dovuta rimanere a casa, ma… stando alle previsioni meteo sul cellulare, la domenica sarà una domenica di sole e potrei riuscire a raggiungere la libreria per prendere il libro.

“Serve aiuto?”.

Affacciati alla finestra per verificare che almeno quella neve cada nella giusta misura da non bloccare anche i piani di una domenica di sole, in due ci proponiamo di aiutare la coppia che si è appena aggiunta alle tre macchine ferme, le quattro frecce accese, già da un po’.

“Ci servirebbe un posto dove poter comprare delle catene, ce lo sapreste indicare?”.

Niente da fare. Nessun venditore di catene nei paraggi. Tutto quello che possiamo offrire è una spintarella, nella speranza che la purea di neve sull’asfalto non riesca ad averla vinta sulle ruote.

Non impazzisco all’idea di uscire fuori, ma assicuro che sarei stata pronta a darmi da fare. E sono ancora fermamente convinta di non potermi tirare indietro, quando la giovane coppia decide che… no! Meglio chiamare i soccorsi e lasciare la macchina dove si trova.

Pensereste mai che una prima neve possa bloccare un’auto sportiva, che – a vederla – si direbbe non temerebbe niente e non intimorire nemmeno un po’ una macchinina di quelle per cui non è necessario il possesso della patente?

Mi avessero rivolto questa domanda avrei risposto senza alcun dubbio, sbilanciandomi in favore dell’auto sportiva.

Sbagliato!

Ci eravamo appena salutati con i due sconosciuti che, a furia di stare sotto la nevicata stavano prendendo velocemente le sembianze di due pupazzi di neve, quando un rumore deciso ci ha costretti tutti a spostare la nostra attenzione sulla direzione opposta a quella delle auto bloccate.

Per tutte le automobiline della terra!

Per quanto sia da poco tempo che vivo da queste parti, ho riconosciuto la biposto, stile Smart, di un signore che abita a pochi metri di distanza da casa. L’ultima volta che l’ho incrociato stavo andando al lavoro e lui è riuscito a immettersi prima di lasciarmi passare, costringendomi ad una velocità – si fa per dire – di trenta all’ora.

Come caspita fa quell’automobilina a cavarsela tanto bene sulla neve?

Me lo domando io e immagino se lo stiano domandando anche gli automobilisti rimasti bloccati con le loro automobili da copertina.

Io a bocca asciutta per il libro, loro per le catene… quella macchinina sarebbe potuta essere la soluzione ai problemi di tutti. Quella macchina riesce a sparire dalla nostra visuale in men che non si dica. In barba alla nevicata inaspettata!

Un pensierino per il prossimo natale?!? Una macchinina impavida sotto l’albero?!?

Mah! Chissà…

Per ora mi accontento di una cioccolata calda, cercando di considerare speciale quella prima nevicata e tornando a concentrarmi sul proposito per la domenica. Libro, libro, libro…

Al suono della sveglia c’è il sole. Ce la faccio a raggiungere la libreria per una copia del libro?!? Certo che sì!

Volevo Vendere Sogni - Annalisa Baldinelli

Soddisfatta dell’acquisto, non riesco a divorarlo come avrei voluto, ma provo comunque ad assaggiarne un boccone.

Annalisa ha una lunga esperienza lavorativa nel settore turistico e il suo libro vuol raccontare al lettore alcune esperienze realmente accadute. Per divertire ed anche ironizzare un po’ su quel che vuol dire avere anche fare con dei clienti, quando si tratta di lavorare in un’agenzia di viaggi.

Mi stuzzica pensare a quanto questa lettura capiti a proposito. Con un progetto di matrimonio in vista e un viaggio di nozze ancora tutto da pianificare… chissà che le parole di Annalisa non possano essermi d’aiuto per capire come meglio doversi comportare?!?

Alla prossima, Lettori! E, d’ora in avanti, semmai dovesse capitarvi di farlo, non sottovalutate più le macchinine! Sanno stupire con effetti quasi speciali 😉

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