Dickens – L’uomo che inventò il Natale

A metà della proiezione cinematografica, poco prima che le luci in sala si accendessero, per permetterci di riprendere fiato tra un tempo e l’altro e per correre a fare rifornimento di pop corn caramellate, avevo già deciso che il primo OblòPost dell’anno avrebbe parlato di ‘Lui’.

Chi è ‘Lui’?

‘Lui’ è un’ esplosione di vicende, che saltellano da un tempo a un altro, dal reale all’immaginario, incatenandosi (è proprio il caso di dirlo) in maniera tanto perfetta da risultare un film degno di applausi.

‘Lui’ è un incedere incalzante della trama, tanto effervescente da far mancare per davvero il respiro a tratti e tanto esplosivo da sfiorare – senza mai oltrepassarlo, però – il confine del caotico.

‘Lui’ è… Dickens – L’uomo che inventò il Natale!

Dickens-L'uomo che inventò il Natale

Ho conosciuto il film ancor prima che il trailer venisse trasmesso in televisione e devo ringraziare Facebook per questo (uno dei rari usi di Facebook per cui non mi pento di avere un account attivo e… curioso).

Imbattermi nella notizia della prossima uscita in sala è stato come catapultarmi direttamente in dicembre e per settimane non ho fatto che sperare che il primo giorno d’inverno (data d’uscita del film in Italia) arrivasse presto. Anche se poi ho dovuto attendere la mattina di quello di Santo Stefano, per poter essere fisicamente davanti al grande schermo, con il cuore pieno di aspettativa.

Immagino di scivolare rovinosamente nell’ovvio, affermando che: adoro Canto di Natale!

Parimenti, non fatico a credere che possa essere altrettanto ovvio aggiungere quanto il capolavoro di Dickens sia una rilettura molto più che piacevole, in questo periodo di festa.

Certo sarebbe stupendo poter stingere tra le mani una delle copie della primissima edizione di “A Christmas Carol”, che – apparso in libreria nel 1843, a pochi giorni dal Natale e come frutto di un’autopubblicazione da parte dell’Autore – in pochissime ore di vita ha superato le 6000 copie in circolazione ed è – ad oggi – uno dei libri più significativi e profondi sul Natale.

Questa è la versione che ho io. La numero non-saprei-dire-quale delle ristampe fatte della storia, che però – a differenza dell’originale (Ok! Lo confesso… ho cercato persino su E-Bay) – è facilmente reperibile in libreria.

Dickens- Canto di Natale

Certo che, sì! Ad alimentare la mia passione per questo in particolare dei lavori dickensiani, non poteva mancare il cartone animato, capolavoro anch’esso, firmato Disney ed una serie di film che, in un modo o nell’altro, si ispirano al concetto di passato-presente-futuro. Uno, tra tutti, lontano dal clima natalizio delle feste: La rivolta delle Ex!

Ma… torniamo in sala!

Scampato il pericolo di soffocare con un pop corn andato di traverso, nel momento esatto in cui Dickens (un bravissimo Dan Stevens) riesce a tirar fuori dalla propria immaginazione l’incontro tra Ebenezer Scrooge (eccellente Christopher Plummer) e il fantasma del socio in affari Marley, ho seguito le vicende del giovane scrittore, fino ai titoli di coda, con entusiasmo crescente.

Sarà perché, in aggiunta agli ‘adoro’ di prima, adoro, adoro, adoro… i film che narrano le vite di scrittori/scrittrici. Che siano protagonisti realmente vissuti – come in questo caso –  o no, non ha importanza.

Quello che a tratti può apparire come la messa in scena illogica degli avvenimenti, una bomba esplosa in sala montaggio che ha mischiato le carte in tavola in maniera irrimediabile, o la scelta di realizzare un film-minestrone, in realtà non è altro che la meraviglia che abita una mente; quando è la mente creativa di uno scrittore.

Il regista, Bharat Nalluri, permette allo spettatore di entrare nella mentalità dell’autore, lo rende partecipe in maniera diretta delle difficoltà vissute da Dickens per via di una serie di insuccessi, dopo il clamore popolare dovuto ad Oliver Twist, lo fa temere in un nulla di fatto quando, presentato all’editore, “A Christmas Carol” rischia di non vedere mai la luce e lo fa esplodere di gioia, nel vedere che possono bastare sei settimane per la creazione di qualcosa di immortale e che alle volte bisogna avere il coraggio di credere in se stessi (nel caso di Dickens un coraggio reso chiaro dall’autopubblicazione) per farcela.

Non c’è parte del film che non lasci capire ciò che si ritrova poi, nero su bianco, tra le pagine.

La felice conclusione della visione è una soddisfazione che non ne vuole sapere di infiacchirsi.

L’inaspettato proseguo della giornata è scegliere un film natalizio su Netflix che si ispiri (anch’esso, in un certo senso) al Canto di Natale. C’è persino una copia della prima edizione, tenuta al sicuro dietro alle pareti di vetro di una libreria chiusa a chiave. Meraviglia!

Cosa manca ancora?

Beh! Sarebbe strepitoso riuscire ad avere una copia del libro che ha ispirato il film.

Un romanzo pubblicato nel 2008, da Les Standiford.  “The Man Who Invented Christmas” si ispira a sua volta all’opera di Dickens e vuol essere un modo per far sapere ai lettori ciò che è avvenuto, prima che il libro riuscisse ad essere pubblicato, per inseguire il suo destino di diventare un libro celebre. Ricerche avviate anche in questo caso… pare che il romanzo biografico di Standiford sia disponibile, almeno al momento, solamente in lingua originale.

Che altro?

Mancano ancora altri racconti usciti dalla celebre penna, a completare le mie letture dickensiane sul Natale. E sembra, parimenti, che tali racconti siano stati raccolti in un volume della casa editrice Newton Compton; insieme a Canto di Natale.

L’ennesimo libro per cui sono in ritardo, ma… No! Non mi fionderò immediatamente in libreria e non cercherò di effettuare immediatamente l’acquisto on-line. Anche se… avere sempre internet a portata di mano non aiuta a non cadere in tentazione.

Mi giro verso la pila delle letture ancora da fare e scelgo un nuovo libro per il nuovo anno.

Quale?!?

…Non ve lo dico.

Non ancora, almeno! 😉

Alla prossima!

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