Il Bambino e il Falegname

“Alors era famosa per due cose.

La prima erano i suoi pesci volanti,

la seconda le meravigliose stradine a zigzag.

E quando ci arrivavi,

ti bastava alzare

gli occhi verso il cielo

per vedere la magia,

che fosse pieno giorno,

o la notte più profonda.”

 

Credo siano state le parole ‘pesci volanti’, ‘stradine a zigzag’ e ‘magia’ a farmi innamorare del libro a prima vista.

È stato un acquisto non programmato. Uno di quegli acquisti che ti ritrovi a fare mentre passeggi per le corsie di una libreria di quelle a più piani, magari aspettando che la gente davanti alla cassa sparisca e cercando di non perdere di vista quel pensiero – che vorrebbe manifestare l’ambizione di essere convinzione, ma teme comunque il colpo di scena – di avere già in mano tutto ciò per cui sei finita lì; perciò… che male potrà mai fare, un giretto in più?

Ero riuscita a passare oltre l’ampio settore di narrativa romantica, senza aumentare il peso addosso alle mie braccia.

Soddisfatta, ero riuscita a limitarmi ad una sbirciatina anche davanti agli scaffali di una più generale e mista narrativa contemporanea.

Stavo quasi per lasciarmi andare a un “Fiù! Pericolo scampato” e stavo già muovendo il piede destro in direzione della cassa che si era liberata in fretta, quando – costeggiando il reparto di libri per ragazzi – l’ho visto.

Una copertina simpatica. Disegni semplici, ma dai bei colori. Il titolo scritto tutto in grande, con dei caratteri dalla forma buffa, quel che basta per riuscire a strapparmi un sorriso.

“Non ti distrarre, non ti distrarre… ecco! Ce l’hai quasi fatta… la meta-cassa è ormai vicinissima”.

Ok. Niente da fare. Mi arrendo.

Per quanto sia allettante l’idea di essere in fretta fuori di lì, ad un passo dall’ora di pranzo, non è niente in confronto alla curiosità che mi pungola.

Chissà di cosa parla?

Chissà da quanto tempo è uscito?

Rispondo a queste domande in men che non si dica e scopro che: il libro è un’opera prima di una giovanissima scrittrice australiana (classe 1989), Matilda Woods, ed è uscito per la prima volta in Italia, edito da Rizzoli, nel scorso mese di novembre.

Sempre con il ritardo che mi contraddistingue, ma… mi dico per l’ennesima (ennesima, ennesima, ennesima) volta che: meglio tardi, che mai!

Bando alle ciance… eccolo qui!

Il Bambino e il Falegname - Matilda Woods

Alors è uno di quei posti dove vorrei poter vivere almeno un po’, non fosse altro per la sua fama di ‘paese dei pesci volanti’. Vorrei poter avere l’occasione di fare una passeggiata dal centro della città, fino al colle alto; dove – quasi sicuramente – finirei sotto la stretta sorveglianza degli occhi pettegoli delle sorelle Fenètre. Vorrei poter passeggiare tranquillamente, masticando di tanto in tanto una delle delizie acquistate nella bottega di Vincent e non me ne andrei di certo, prima di aver trovato il coraggio di bussare alla porta di Albert e dirgli che: ho letto di lui in un libro. Di lui, del suo giovanissimo amico Tito e della loro amica Fia; uccellino dalle piume dai mille colori.

Ecco. Sì!

Poiché Alors sembra il posto dove anche l’impossibile diventa possibile, sarebbe bello poter vivere un incontro del genere.

Albert è quel tipo d’uomo che la vita ha cambiato, ma nemmeno troppo. È quello che non ti aspetti di trovare, tra le righe di un racconto.

Un falegname messo a dura prova, che – dopo aver perso tutto – si ritrova ad utilizzare i propri arnesi con il solo scopo di fabbricare casse da morto.

Sorpresi? Io lo sono stata.

Ho passato la maggior parte del tempo a chiedermi perché mai una giovane autrice australiana avesse scelto proprio un personaggio del genere, per la sua trama. Fino a che sono riuscita ad arrivare alla conclusione che: fosse perfetto così.

Albert è quel cuore grande, immenso, che tutti dovremmo avere. È una persona che si tiene alla larga dai pettegolezzi (detesta le sorelle Fenètre, ma è troppo gentile per affrontarle) e che – a meno che le questioni non bussino proprio alla sua porta – sa mantenere le dovute distanze da ciò che non lo riguarda.

Altrimenti detto, riesce ad essere accorto e pronto a tutto, se proprio non c’è verso di mantenersi per i fatti propri.

È in questo modo che finisce per ritrovarsi travolto da Tito.

Tito è un giovanissimo briccone, vivace ma mai sgarbato, che condivide con Albert la sorte un po’ avversa e quella solitudine che, quando si fa troppo pesante da sostenere, costringe a darsi una scrollata e a reagire.

È il bambino della storia, ma sa comportarsi da grande. È il piccoletto che pare indifeso, ma che indifeso non è.

Albert e Tito.

Se solo le vite fossero andate come avrebbero dovuto, forse non si sarebbero mai incontrati. Se solo Alors non fosse stata tanto magica. Se solo non fosse stato vero che: non sempre c’è bisogno di avere il sangue in comune, per dirsi Famiglia.

Sì! Non ho molto altro da dire, a riguardo. Vorrei poter andare oltre le righe, al di là del inchiostro, per conoscere Albert e Tito; in questa loro storia di amicizia e di speranza, in grado di spazzare via anche le ombre più buie.

Alla prossima!

3 pensieri riguardo “Il Bambino e il Falegname

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