1, 2, 3… prova! 1, 2, 3… pączki!!!

Domenica è Pasqua!

La maggior parte delle volte sono parole che sento in giro così, per via di quel famoso detto che risulta efficacissimo quando c’è da porre l’accento sull’ovvietà di qualche cosa.

Stavolta, no. Stavolta, domenica sarà Pasqua per davvero.

E, mentre sono certa che la mamma sia già alle prese con le sue prove per riuscire a ottenere una colomba dolce sempre più perfetta (vi assicuro che quelle già sperimentate sono il top, senza alcuna vanteria di sorta), anche io mi ricordo di quanto possa essere piacevole pasticciare un po’ con ingredienti commestibili (c’è sempre il rischio che io stia impastando colla vinilica e maizena, piuttosto che un più tradizionale mix di acqua e farina) e provo a dare il massimo con una ricetta che ho trovato per caso e che mi “costringe” a un salto indietro nel tempo… fino al giovedì grasso.

A dire il vero, quest’anno – quando ancora eravamo in attesa del Carnevale – mi ero ripromessa di provare a ottenere le primissime castagnole della mia ancora brevissima carriera di cuoca domestica.

Niente da fare!

Mentre il più squisito, il più tipico – almeno da queste parti – e il più goloso dei dolci carnevaleschi (io adoro la versione solo miele. Con tanto, tanto, tantissimo miele), dovrà ancora attendere, mi sono lasciata sedurre da un dolce di carnevale che non appartiene alla tradizione italiana, ma che – in un modo del tutto inaspettato – è entrato a far parte della mia tradizione.

Alle volte lo dico scherzando, prima di lasciarmi andare ad una risata.

«Chi l’avrebbe mai detto, che sarei finita in moglie ad un ragazzo polacco?»

Non so quanto possa considerarsi normale un pensiero del genere, ma… in fondo è vero.

Sin da ragazza ho sempre immaginato una vita da adulta che poi, nel bene o nel male, non è andata secondo i piani.

Adesso provo a distaccarmi dal presente, come fossi il narratore di una storia non mia, e mi sorprendo a scoprire che i piani non miei, di questa vita che mi ha portato a percorrere strade che mai sarei riuscita a immaginare, sono i piani più belli in cui avessi potuto sperare.

Altrimenti detto…

Uno dei vantaggi di essere una “Famiglia Multinazionale” è indubbiamente quello di divertirsi a sperimentare, quando si tratta di scegliere cosa far finire nel piatto.

Sapevate che in Polonia, il giorno del giovedì grasso, vengono prodotti e consumati centinaia e centinaia di pączki?

Io, l’ho scoperto tramite Facebook.

Ok! Lo confesso. Per scriverlo, ho chiesto a Pat lo spelling della parola e siamo rimasti a fissare il computer per quasi cinque minuti, prima di riuscire a capire come poter fare a inserire quella ‘a’ speciale, che nel alfabeto italiano non c’è.

Dicitura a parte (sorvoliamo del tutto sulla pronuncia, Pat sta ancora ridendo dei miei tentativi goffi)… quando mi sono imbattuta nella ricetta per la prima volta ero talmente entusiasta all’idea di fargli una sorpresa, che per poco non ho fatto volare la scodella in aria, nel sentirmi dire: «Ah, i bomboloni!».

Solo dopo mi sono resa conto che anche su internet, nelle diverse versioni trovate, in molti associano i pączki ai bomboloni italiani. Io mi limiterò a dire che sono buonissimissimi alla stessa maniera e che, a voler essere proprio sinceri, si somiglieranno anche, ma… non sono gemelli.

A distinguerli? Il ripieno.

Non so voi, ma… quando penso a un bombolone mi viene subito in mente il ripieno di crema pasticciera. Il pączki, invece, ha un ripieno di marmellata.

Altra piccola differenza, che si può scoprire solo facendoli?

Mentre il bombolone viene fritto e successivamente farcito, il suo somigliante polacco viene preparato con la farcitura, prima ancora di finire nell’olio bollente.

Potete immaginare le risate, al mio primo tentativo.

È stato una domenica di un po’ di tempo fa; a Carnevale già passato, ma non troppo.

Per la paura di non fare in tempo a preparare tutto e a portare i pączki via con noi, per il consueto pranzo in famiglia, ho impostato la sveglia prestissimo, come fosse un normale giorno lavorativo.

Con l’inverno ballerino, che più ballerino non si può, quella domenica mattina (soprattutto perché prestissimo) in casa era tanto freddo, da sembrare quasi di essere in un igloo.

Ok, ok. Senza esagerazioni.

Ho dato il buongiorno a Silver, che stava cercando di stringere amicizia con un pinguino, e – con la coperta di pile addosso, in perfetto stile Wonder Woman – ho cercato di mettere insieme gli ingredienti in una terrina nella maniera più precisa possibile.

«Ricorda, Elisa… ogni ricetta che proverai a realizzare ha bisogno di tutta la tua attenzione. Il risultato finale dipende sempre dal modo in cui vengono svolti tutti i passaggi necessari. Se sarai una pasticciona, ciò che proverai a realizzare risulterà un pasticcio!». Uno degli avvertimenti della nonna, convintissima che – presto o tardi – avrei apprezzato l’idea di cucinare.

Aveva ragione.

Tornando ai pączki

Ad impasto completato, un bel libro alla mano e dopo essermi assicurata che il canovaccio per coprire la terrina fosse umido al punto giusto, mi sono sistemata sul divano in attesa della lievitazione.

È, sì! La lettura è una passione perfetta da intrecciare con i ‘tempi morti’ della cucina, quando lo straccio sul pavimento è già stato passato, nel lavandino non ci sono piatti da lavare e anche i mobili di casa profumano di fresco, grazie al prodotto antipolvere che – anche se non è vero, che tiene lontani i granelli dalle superfici – riesce a regalare una sensazione di piacevole pulito.

Dopo le prime venti pagine lette, con la soddisfazione che arriva solo quando riesco a macinare una riga dopo l’altra senza interruzioni, al primo controllo del mio impasto sono stata aggredita dal dubbio che qualcosa non stesse andando come doveva.

Non so, magari ricordo male, ma… un impasto che sta lievitando non dovrebbe subire delle variazioni di volume?

Il mio non si era ancora mosso e, mentre Silver si limitava a fissarmi senza avere la più pallida idea di cosa poter fare per arginare il problema, è stato l’amico pinguino a darmi la dritta: nonostante i termosifoni accesi un attimo prima di abbandonare il mio mantello caldo e morbido, in casa era ancora freddo.

Non so perché, ma… non ho esitato a dargli ragione. Che potesse entrarci il freddo; intendo.

Anzi, sì! Lo so.

Stavolta mi torna in mente qualcosa che ho visto fare spesso alla mamma. Quella sua abitudine di mettere la terrina coperta sopra una sedia, accanto alla stufa accesa.

Ci sono impasti che hanno bisogno di calore.

Ho preso il mio impasto dei pączki e l’ho sistemato anche io su una sedia, nella speranza che avvicinarlo al termosifone potesse bastare.

Tornare a leggere mi è stato impossibile.

Mezz’ora più tardi, l’undicesimo controllo fatto mi ha costretto a rassegnarmi all’idea che il volume dell’impasto non sarebbe cambiato. Non più, di quel pochissimo che ero riuscita ad ottenere.

Fa niente.

Cercando di ignorare il disappunto, ho provato comunque a proseguire oltre.

Stendere l’impasto per ricavare dei piccoli dischi di pasta. Fatto.

Aggiungere la marmellata. Fatto.

È stato a questo punto che, ignorando del tutto quanto tenuto a mente finora, mi sono ritrovata a fare di testa mia e ho smesso di seguire le indicazioni della ricetta.

Convinta di cavarmela per niente bene con la realizzazione di una doppia striscia di impasto da sistemare sopra quella già preparata e farcita con i mucchietti di marmellata, ho cominciato a tagliare i dischetti per poter fare un accoppiamento diretto “disco contro disco”.

foto 1

Errore!

Non tragico, ma… sufficientemente spiazzante.

La prima prova frittura è stata un disastro, con la marmellata del mio primissimo pączki finita dappertutto, in qua e in là per la pentola.

Orrore!

Al terzo pączki disastrato, mi sono convinta a rettificare l’operato e a ripassare tutte le ‘accoppiate’ ottenute con un bicchiere.

Almeno in questo modo sono riuscita a far rimanere la marmellata tra l’impasto, ma… che sudata!

Anche il pinguino deve aver capito che non era più il caso di rimanere e ha tagliato la corda.

Come è andato l’assaggio, a dispetto di un aspetto non proprio perfetto?

Almeno quella, bene.

Pat ha garantito sulla bontà di questa primissima prova. Così – dopo una passata veloce nello zucchero – mi sono convinta a non buttare tutto e a farli provare alla gente di casa.

Successo!

foto 2

foto 3

Non aggiungo la ricetta, perché so per certo che il web ne offre a sufficienza.

La prossima volta che li proverò, saprò anche farlo con l’ingrediente tipico della tradizione.

Non l’ho ancora detto, ma… i pączki sono farciti con una marmellata speciale.

Sapevate dell’esistenza della marmellata di petali di rosa? Io l’ho scoperta così e l’ho trovata immediatamente su Amazon.

Da provare. Assolutamente, inevitabilmente… da provare!

Alla prossima.

7 thoughts on “1, 2, 3… prova! 1, 2, 3… pączki!!!

  1. Petali di rosa? 😍 😍 😍

    Il trucco che uso io per la lievitazione è mettere la ciotola con lo straccio umido… nel forno che precedentemente fatto un poco scaldare! Soluzione ideale per le mezze stagioni, quando, come nelle notti invernali 😂 , i caloriferi sono spenti. Alla fine faccio così anche coi caloriferi accesi e non ho ciotole che occupano sedie e rischiano di cadere per qualche mio maldestro passaggio… 😅

    Comunque è vero, nonostante oramai i contatti internazionali siano all’ordine del giorno suona ancora come un’eccezione una coppia di due Paesi diversi. Non ci siamo ancora abituati. Dev’essere bellissimo avvicinarsi alle tradizioni di Pat, scoprendo continue sfiziose diversità ma anche sorprendenti similitudini!

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    1. Il fornooo… a questo devo ammettere che non avevo pensato (nemmeno il pinguino deve averlo saputo ;-), soluzione veramente ideale e che – al prossimo gelo in casa – non esiterò a mettere in pratica. Hai perfettamente raqione, ancora si fatica un po’ a considerare naturali cose sempre più frequenti. Io e Pat ce la stiamo mettendo tutta, per realizzare della nostra vita insieme un bel ‘intruglio’ di culture. La cucina è il settore che ci interessa di più, almeno al momento… prossimi esperimenti? vedremo… chissà… mi ricordo anche di una ricetta che volevo chiederti, ma – ora come ora – non rammento il post. Sbircerò tra le tue foto e ti farò sapere meglio. A presto! Un abbraccio 😀

      Liked by 1 person

      1. Beh la curiosità culinaria non può che essere ai primi posti! Evviva il buon cibo!
        Se ti faceva gola una ricetta che ti pare mia vai subito sui tag “ricette” perchè non so se lascerò i post culinari, li ho presto abbandonati e sono fuori tema… portano qualche visita ma stonano… alcuni mi sa che li ho già eliminati da tempo. Se invece ti riferisci a qualche semplice foto passata su fb fai con calma e chiedi quando vuoi, buona ricerca!
        Buon week end, baci!

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