Ritratti di Sconosciuti

Inutile negarlo: io e la poesia non siamo amici per la pelle.

Sarà perché scrivere una poesia è quanto di più difficile io possa immaginare, quando mi ritrovo con la penna in mano. Sarà perché, anche quando si tratta di scegliere un nuovo libro da ospitare sul comodino, quelli di poesia non sono proprio i primi ad accendere la mia attenzione.

Eppure, quando tramite Facebook ho saputo dell’imminente presentazione di un libro di poesie, scritte da un mio ex insegnante delle scuole superiori, non ho esitato un attimo nel dire che avrei partecipato all’evento.

Una piccola parte di me ha risposto senza esitazioni per ricambiare la grandissima gentilezza e la partecipazione che il professor Tardetti ha riservato in passato alle mie esperienze “in erba” di scrittrice. Un’altra piccola parte di me, invece, è stata spinta con favore a prendere parte alla presentazione perché – sempre grazie al suddetto social – spesso ho potuto leggere con piacere i versi usciti fuori dalla sua penna e devo ammettere che, seppur leggere di poesia non appartenga alle mie abitudini, quei piccoli momenti tra le sue righe sono sempre risultati speciali.

È bastato aggiungere un pizzico di curiosità e far girare in testa quel pensiero ricorrente, secondo cui si possa nascondere del bello e del piacevole anche dentro a ciò che non appartiene alla nostra quotidianità, per arrivare alla decisione definitiva e insindacabile.

Locandina Tardetti

Appena entrata in biblioteca, raggiunta la sala riservata all’incontro con l’autore e acquistata la mia copia, ho avuto la sensazione di un salto indietro nel tempo, quando ancora capitava di prendere parte a eventi del genere per poter poi scrivere, in merito, sulle pagine di un settimanale locale che ora non è più in circolazione.

Preso posto su una sedia che non fosse proprio una delle primissime file, ma nemmeno una troppo in fondo, immediatamente è arrivata anche quella sensazione di speranza, del tipo: “Speriamo non vada troppo per le lunghe”. Tipico.

Insomma, non so cosa pensiate in merito, ma – non escludendo quelle che mi hanno riguardato in prima persona – ho sempre trovato un nonsoché di noioso nelle presentazioni di libri.

Perché mai un lettore dovrebbe trovare interessante l’idea di sentir parlare di ciò che, in un futuro più o meno prossimo, potrebbe benissimo gustare, analizzare, girare e rigirare, pagina dopo pagina, da solo; comodamente sistemato sul divano di casa o, ancora meglio, sotto le coperte, prima di essere rapito dal sonno della notte?

Nonostante il dubbio non mi abbia mai impedito di essere parte del pubblico (potendo), la domanda ha continuato a frullarmi per la testa fino all’altra sera. Poi è successo quel qualcosa di strano, che mi ha fatto sorridere.

Ero ad una presentazione di un libro di poesie, stavo ascoltando con attenzione e – addirittura – la stavo trovando un’esperienza coinvolgente.

Ecco. Forse esistono anche Autori e Case Editrici che provano a fare in modo che le loro presentazioni non risultino una barba pazzesca.

Emozionante. Semplicemente, assolutamente… emozionante.

Pensavo che un libro di poesia sarebbe riuscito a toccarmi tanto?

No! Ovviamente.

Nonostante la conoscenza con l’Autore, che – nella sua graditissima dedica – specifica la nostra passione in comune, la mia immaginazione non sarebbe mai riuscita a lavorare tanto da arrivare a ipotizzare i brividi addosso.

Dedica Tardetti

È stato quando interpreti dell’Associazione Compagnia Teatro della Fama di Gubbio hanno letto alcune delle trentacinque poesie contenute nel libro (un numero che non è stata una scelta casuale, ma che vuol essere un omaggio a Dante Alighieri) e mi sono ritrovata ad ascoltare proprio la primissima sbirciata.

Dopo “Rosa selvaggia” e prima di: “L’incontro”, “Ballerina” e “L’uomo valigia”.

È stata “L’uomo di brina” a regalarmi l’emozione più forte. Quella poesia che, grazie ad una pura casualità, è caduta sotto il mio sguardo prima delle altre.

Il libro acquistato da poco. Il volantino della presentazione piegato a metà e inserito tra le pagine, a mo’ di segnalibro.

Ritratti di Sconosciuti - Sergio Tardetti

Ho aperto la mia copia proprio su quel segno e ho incontrato “L’uomo di brina”.

Con quella sola lettura effettuata prima dell’inizio della presentazione, non avevo ancora capito il messaggio contenuto tra le righe; il messaggio contenuto in quelle pagine.

A chiarire gli intenti dell’Autore, le parole del critico letterario Bruno Mohorovich.

“Le poesie di Sergio mi hanno fatto pensare alla vita che conduciamo tutti i giorni. Quotidianamente noi ci spostiamo, viaggiamo, incrociamo altre umanità e, alle volte, ci interroghiamo su di esse. Siamo comparse, nella grande messa in scena della commedia umana. Con le nostre tradizioni, con le culture, le religioni. Ogni interprete di questa commedia ha una sua voce”.

Impossibile non pensare che avesse ragione. Che quel suo pensiero espresso ad alta voce, a beneficio di tutti i presenti, fosse completamente vero.

Comparse. Incontri fugaci. Fugaci interrogativi.

“I protagonisti del libro di Sergio sono uomini e donne che si lasciano raccontare, seppur in attimi. Tra le sue pagine non troviamo una fisicità descritta, ma troviamo chiaramente i luoghi”.

I luoghi. I luoghi sono fondamentali per gli incontri.

Ma Ritratti di Sconosciuti non è solo questo. Mohorovich risponde ancora di più alla mia curiosità di capire quale sia il filo conduttore e lo fa spiazzandomi: “Emerge l’amarezza che può nascondersi dentro ogni giorno”.

Forse è per questo che “L’uomo di brina” è riuscito a colpirmi. Perché è vero.

Ci siamo abituati a vivere in un mondo talmente frenetico e stracolmo di finte necessità, che alle volte ci dimentichiamo di essere umani.

“I protagonisti delle poesie di Sergio sono persone cui sembra destinato un grande avvenire, ma che, per qualche ragione, alle volte si dimenticano di dover superare degli ostacoli, per raggiungere gli obiettivi e che la strada che  sono chiamati a percorrere non può essere sempre facile. Serve la ricerca dell’energia necessaria per affrontare ogni singolo giorno e sapere che – in ogni giorno – c’è sempre un pizzico di infelicità, quanto anche di felicità”.

È un piccolo cazzotto nello stomaco, che più che altro vuole essere spinta decisa verso la riflessione.

L’Autore stesso si augura che le sue parole possano riuscire nell’intento: “Alle volte siamo così concentrati a pensare a ciò che è la felicità altrui, a immaginare che gli altri stiano sempre meglio di noi, che dimentichiamo il valore delle piccole cose”.

Perché la convinzione che la poesia possa essere uno strumento buono, per riuscire nell’intento?

“Perché la poesia ha la capacità di penetrare l’intima essenza dei valori umani”, sono state le parole del Sindaco Stirati, presente sia in veste ufficiale, che in qualità di amico.

Perché proprio il 14 aprile, per la presentazione?

“Perché il 15 sarà il mio compleanno e volevo farmi un regalo”, spiega l’Autore.

Non so se anche queste righe possano essere considerate una sorta di regalo tardivo, un pensiero da abbinare agli Auguri già fatti, ma… spero di sì.

Con la consapevolezza che ci sarà ancora poesia di cui parlare, ci saranno altre presentazioni che – magari – non faranno più tanta paura. Ci sarà, come è successo per questo OblòPost, quel piccolo salto nel passato, che mi ha regalato la bellissima sensazione di questo scrivere un po’ diverso dal solito.

Alla prossima!

Un pensiero riguardo “Ritratti di Sconosciuti

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