L’equilibrio della lucertola

Un libro bevuto, come si beve un bicchiere d’acqua quando la temperatura supera i 30 e la sete ti uccide.
Non conoscevo la penna di Giovanni Allevi.

Forse è per questo che sono rimasta incantata dal suo: “L’equilibrio della lucertola“.

Forse perché sono sempre un po’ scettica nei confronti di chi scrive, quando è noto al grande pubblico per altro.

Ovvio che: è un limite mio.
Uno di quei limiti che non mi vergogno di avere e che (dispettosissima, me!) mi diverto a stuzzicare tutte le volte che posso.
Non conoscevo la penna di Allevi; finora. Ma…

Appena mi sono imbattuta nella notizia relativa all’uscita di questa sua nuova opera, mi sono detta di doverlo leggere a tutti i costi.
Che, poi, si sa… i miei “a tutti i costi” non necessariamente si risolvono alla svelta e – anzi – alle volte possono richiedere dei tempi piuttosto lunghi, prima di arrivare al risultato. Però (c’è un però)… stavolta è andata bene e sono riuscita a ritrovarmi davanti al computer, per poterne parlare dentro questo Oblò, prima di quanto fossi riuscita ad immaginare.
Io e Giovanni Allevi ci siamo conosciuti a Pistoia, in un sabato mattina del tutto fuori programma, fuori dal ordinario quel tanto che piace a me, con quel pizzico di tradizioni personali che non guastano mai e assolutamente meraviglioso.
Ormai non è più un segreto per nessuno, quanto io cominci ad essere legata alla Toscana e – in particolare – a Pistoia. Come anche accennato in uno degli scorsi Oblò Post, mi piacerà tantissimo tornare a parlare della città, quando tornerò a raccontarvi delle nostre mini avventure per il nostro matrimonio piccino, piccino, picciò.
Adesso, però… adesso sarà un piacerissimo potervi parlare di “lui”.

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Dopo una colazione servita con il tipico accento alla Pieraccioni, io e Pat abbiamo gironzolato per un po’ tra le bancarelle del mercato settimanale, prima di imbatterci in una libreria.

Ok. A voler essere del tutto onesti, la libreria eravamo riusciti a scovarla già la sera prima. E la sera prima, con quel pizzico di senno che sono riuscita a perdere nel sonno, mi ero detta di non aver bisogno di altri libri da accatastare sul comodino.
Sono riuscita a rimanere convinta della mia intenzione, fino a che non è arrivata la solita vocina tentatrice; a ricordarmi che: mi piace visitare un posto che non conosco e riportare a casa un libro; come souvenir.
Mi dico anche che ogni volta dovrei ricordarmi di annotare sulla pagina bianca giorno e luogo, ma… questo è un passaggio secondario, che dimentico puntualmente.

Or su, però!  Al bando le ciance.
Tornando ad Allevi e al suo capolavoro….
Sono rimasta talmente colpita dal suo modo di raccontare il suo percorso personale, alla ricerca dell’equilibrio perduto, che è stato difficilissimo accettare il fatto che il libro fosse tanto piccolo da farsi leggere in men che non si dica.
Le parole sono scorse sotto gli occhi con una velocità sorprendente e ho trovato bellissimo il fatto di potermi imbattere, di tanto in tanto, in frasi poste sotto la luce dei riflettori.

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È stata un’occasione per riflettere; in effetti.
Allevi riesce a mettere nero su bianco gli interrogativi che appartengono all’animo umano, anche se spesso si va avanti con la convinzione di avere tutte le risposte in tasca e con l’idea di non doversi fermare neppure un attimo a pensare se il percorso intrapreso sia giusto, oppure no.
L’artista parte da un sogno che lo tormenta e comincia a esercitarsi per poter vincere su quell’incubo.
È un cammino fatto di solitudine e di distaccamento dal superfluo, quello che riesce a farlo sentire meglio.
Le risposte arrivano mano a mano, un piccolo progresso alla volta, indicando anche l’importanza del non forzarsi.
Quando la vita di sempre torna a bussare alla porta per reclamare il suo ruolo, Giovanni è sicuro di avere ancora tanto da sistemare, ma è altrettanto certo di essere riuscito a tagliare un piccolo, grande traguardo.
Si arriva all’ultimo punto con la certezza di aver ricevuto dal libro un’iniezione di consapevolezza.

Si arriva all’ultimo punto con la voglia di dimenticare presto l’intera storia, per poterlo riprendere presto in mano e ricominciare da capo.

Sono arrivata all’ultimo punto con la voglia di correre in libreria e acquistare i libri di Allevi che ancora non conosco.

Alla prossima!

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