Presentato a Gubbio “Le voci delle betulle”

Eloisa Donadelli a Gubbio. La Scrittrice, una carriera da giornalista in valigia e una da insegnante in corso, in città per parlare del suo: “Le voci delle betulle”.

Torno con la mente agli articoli di un tempo e non posso fare a meno di pensare al fatto che: sarebbe bello poter parlare di libri come se…

Come se fossi di nuovo davanti al computer di una Redazione. Come se, l’Oblò, fosse una pagina da riempire; di quel vecchio settimanale locale.

Eloisa Donadelli a Gubbio. La Scrittrice, nata a Morbegno e con una passione viscerale per la montagna, arriva in città con il suo Le voci delle betulle (Sperling & Kupfer) e incanta i lettori presenti. “È una storia che va indietro nel tempo per tre generazioni di donne, nel tentativo di scoprire un mistero che è stato tenuto nascosto per anni”. Racconta a Giacomo Marinelli Andreoli; giornalista e relatore per l’occasione. È un romanzo d’esordio, il suo, che vuole essere un modo speciale per sottolineare l’importanza delle radici, intese come simbolo di appartenenza a qualcosa. Un modo, anche, per invitare il lettore a capire che, proprio come una pianta sa di dover affrontare l’inverno, per poter vivere una nuova primavera, così nella vita ci si può ritrovare costretti a dover fare i conti con degli ostacoli da superare, per poter tornare al sole. “Noi italiani sappiamo dare ancora importanza alla Famiglia e al nido, ma non è così dappertutto. Siamo fortunati, per questo. Perché sono le radici il mezzo, per arrivare a noi stessi”. Quale personaggio della storia ti somiglia di più? “C’è un po’ di me in ognuno di loro. Anche se ognuno di loro ha una sua storia, che non è la mia”. Quindi, parlando di come è arrivata a scrivere di Bernadette, di Giosuè, di boschi e di betulle, Eloisa racconta: “Non sono una di quelle scrittrici che scrive da sempre, anche se questo non è il mio primo lavoro (è suo anche il libro per ragazzi: Agostino Pizzoccheri e la biomagia, Edizioni Il Ciliegio). Ho sempre letto tanto e di tutto. Forse è stata questa la mia scuola. Leggere, oltretutto, è un modo bellissimo per viaggiare con la fantasia. Magari è per questo che, a un certo punto, ho sentito di aver qualcosa da raccontare anche io”. Ed è continuando a parlare di lettura, che Marinelli Andreoli avvia l’incontro alla conclusione: “La storia è evocativa e in grado di rapire il lettore sin da subito. I miei più grandi complimenti a te, Eloisa, per la capacità con cui hai saputo tenermi incollato alle tue pagine, che ho letto in meno di due giorni”. Quindi: “Con l’augurio che questo non sia che il primo di tanti romanzi. E chissà che non potrai tornare presto in queste nostre terre umbre, fatte anche esse di bellissimi boschi”, prova a domandare: “Hai già qualche altro lavoro in cantiere?”. “C’è un nuovo romanzo, sì. Ma… preferirei non parlarne. Più per scaramanzia, che per altro. Mentre sto ancora scrivendo non racconto nulla delle mie storie nemmeno a mio marito”. Non resta che leggere e… aspettare.

Concludo così questo OblòPost inusuale. Non sono riuscita a trovare il coraggio di fare domande, ma… Almeno, la dedica! Non me la sono fatta scappare. 😉

(A Elisa, un poco del mio bosco) 😍

Alla prossima!

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