“Tempo al Tempo” di Bruno Mohorovich

La mia conoscenza con l’Autore di cui sto per parlarvi è nata così, per caso, a seguito di un OblòPost pubblicato in omaggio al libro di poesie “Ritratti di Sconosciuti” di Sergio Tardetti  (lascio qui tra parentesi il link, per chi se lo fosse perso e fosse curioso); di cui il suddetto Autore era stato relatore alla presentazione.

Quando, sotto al Post di Facebook, ho visualizzato il commento dove mi si ringraziava per aver riportato in maniera tanto fedele le sue parole; inutile dirlo… è stata una piccola, grande gioia.

Oggi sono di nuovo qui, a scrivere di nuovo per qualcosa che gli appartiene. Qualcosa che in tal caso – però – non è detto, ma scritto.

Vorrei poter avere a mia disposizione una capacità tanto sublime nel mettere le parole una avanti all’altra, da riuscire a parlarvi delle sue opere su carta con la stessa intensità con cui lui sa raccontare di certi attimi, di certe emozioni, di certi frammenti di vita.

Quando ho cominciato a immaginare un OblòPost futuro, dedicato al suo mondo raccontato in versi, l’ho fatto pensando a un testo che potesse essere in grado di contenere le mie impressioni in merito ad entrambe le sue raccolte.

Adesso, con le dita più o meno pronte a battere sui tasti del computer e con i due libri accanto a me, mi riesce difficile immaginare che possa essere facile, oltre che giusto, condensare così tanto ciò che le due letture sono state in grado di regalarmi.

Inutile girarci ancora intorno, le poesie di Bruno Mohorovich sono magia allo stato puro. Un balsamo per l’anima, rintracciabile assai di rado altrove.

Non metto in dubbio che il mio paragone con altri universi di inchiostro e con altre penne, nonché il mio parere personale al riguardo, possano essere per forza di cose condizionati dai miei gusti letterari che, fino a poco tempo fa, non prendevano in considerazione la poesia.

Parimenti, non fatico ad ammettere anche una conoscenza ancora piuttosto limitata; al riguardo.

Ma c’è qualcosa che va al di là di metriche da rispettare, di rime da inserire, o quant’altro.

Bruno è spesso tanto diretto, nel suo scrivere, quanto immediato nel saper regalare un messaggio.

I suoi versi sanno arrivare al cuore. Alle volte scuotendolo come in un terremoto, altre accarezzandolo.

Nel libro cui è dedicato questo OblòPost, l’Autore sa imprimere su carta il suo bisogno di raccontarsi; prima ancora che parlare agli altri di sé.

“Tempo al Tempo”; il titolo.

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Già ad indicare come il nascere dei versi presenti all’interno sia arrivato ad impegnare le sue giornate solo al momento giusto. Non un attimo prima. Non un attimo dopo.

Dalla penna trapelano il suo bisogno di accettare un passato non sempre facile e sereno, la sua volontà di farcela, la consapevolezza che – fino a che non arriverà la fine – non tutto è perduto. Si può sempre cancellare, per riscrivere. Si può sempre porre rimedio. Si può perdonare ed essere perdonati.

Particolare il fatto che non vi siano titoli per ogni singolo componimento.

L’Autore giuda il lettore attraverso un percorso che non è casuale, ma senza aggiungere troppe indicazioni.

Bellissima, invece, la presenza di alcune opere dell’Artista Stefano Chiacchella; a intramezzare le poesie.

Ho letto con interesse la prefazione alle opere, a cura di Guido Buffoni, e sono d’accordo con quelle primissime pagine, nel dire che: “Le elegie di Bruno non solo sono attimi dedicati alla ricerca di una nuova vita, ma momenti della vita stessa. Di quell’esistenza che a volte chiama a prove impreviste, coriacee e grevi di cui non rendiamo ragione e che sembrano segnare un destino sordo ed irremovibile. Ma non è sempre così. L’esito finale nasce da chi lotta e da quanto si è disposti a dare per avere. E Bruno dimostra, a tutto titolo, di non essere un perdente”.

Arrivata fino all’ultimissimo punto, sono rimasta per un po’ con il libro chiuso in mano; a domandarmi quale – di tutte quelle racchiuse li dentro – potesse essere la mia poesia preferita.

In un primo momento ho pensato a quella che l’Autore dedica ai suoi genitori e nella quale, chiaramente, dichiara il proprio bisogno di domandare loro perdono:

“…Quando sarà il tempo che non sarò

l’anima mia trasparente

attraverserà le vostre vite

mentre io adagiato su un cuscino di sonno

accoglierò i vostri occhi e mormorerò

semplicemente ‘perdono’…”.

Poi, però, sono tornata un po’ indietro sulle pagine. L’ho riconosciuta, per l’impaginazione breve. Per i versi, anch’essi corti.

Non c’è dubbio che io, in realtà, sia innamorata di questa.

“Non posso restare così

a mendicar parole

che non mi piacciono.

[…]

Bizzarri capricci

dovrò soddisfare

per non elemosinare

laconiche frasi

che non mi toccano”.

Riporto poche righe, per non togliere al libro il piacere di raccontarvela tutta.

È una poesia che mi ha portato a riflettere sulla mia idea dello scrivere. Su quanto sia vero che serve il giusto impeto, la giusta emozione, per fare sì che l’anima dello scrittore riesca veramente a fiorire sul foglio bianco.

È una sfida ardua, quando ci sono in ballo le emozioni.

Le parole di Bruno ne sono prova costante, come anche sono testimonianza della sua bravura.

“Non è facile scrivere – afferma l’Autore – confrontarsi con il foglio bianco, con quello spazio vuoto da riempire ogni volta di pensieri, di idee, di sogni, di progettualità, di proponimenti e soprattutto di emozioni che non sempre provengono da ciò che è buono, da ciò che è tollerante e caritatevole, ma anche da tutto quello che non si vorrebbe mai aver conosciuto; né provato”.

È stata un’esperienza di lettura che, in effetti, mi ha costretto molto a ragionare anche sul mio tempo. Sul bisogno che c’è, di non sprecarne. Sulla bellezza del viverlo accanto agli affetti giusti. Sull’incanto di poter dire che, se il tardi non è ancora arrivato, qualcosa si può fare. Aggiustare. Ricostruire.

Rifletto su quanto sia vero, che ciò di cui abbiamo bisogno arriva solo al momento giusto. Che anche il tempo, per dirla con le parole del titolo, ha bisogno di… tempo.

Ripongo il libro sullo scaffale, dove c’è l’altro che, seppur già letto, almeno per il momento rimane ancora un po’ in attesa.

Posso anticipare che si tratta di una raccolta antecedente a questa e che, alla pari di questa, nasce da una penna in grado di stupire. La tematica è diversa, ma… i versi sono emozionanti, allo stesso modo.

Sinceri, evocativi e magici… allo stesso modo.

Non sto a raccontarvi di più.

Per “Storia d’Amore – Una fantasia” non è ancora arrivato il momento. L’occasione di fare una foto con il ‘fratello di inchiostro’, però… non se l’è voluta far scappare.

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Auguro a tutti delle letture che siano sempre buone e la fortuna di essere sorpresi dalle pagine. In quella maniera che proprio non vi sareste aspettati, ma che – nel segreto – andavate cercando.

Alla prossima!

4 pensieri riguardo ““Tempo al Tempo” di Bruno Mohorovich

  1. In una risposta a un breve commento a un post in cui Bruno riportava una sua poesia sul tema dell’amore, una delle tante, in mezzo a varie repliche e controrepliche, Bruno si schermiva dicendo che, affrontando prevalentemente lo stesso tema, quello dell’amore, temeva, prima o poi, di poter annoiare il lettore. La mia replica è che difficilmente potrebbe accadere, perché l’argomento è talmente universale che durerà quanto il mondo, e perché Bruno è capace di affrontarlo con una leggerezza e una sincerità che sorprendono e sconcertano. Questo a Bruno lo riconosco e lo devo…

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    1. Sono assolutamente d’accordo con la replica esposta. Sia per quel che riguarda la grandezza del “tema” Amore, sia in merito all’elogio che Bruno merita, senza ombra di dubbio.
      Conoscevo le sue parole attraverso gli scritti condivisi su Facebook, ma… immergersi nelle sue pagine è stata un’esperienza talmente emozionante, da non aver paragoni con qualunque sensazione io possa aver provato durante le mie brevi letture on-line. Non sono certa di avergli reso adeguato merito, ma… ho voluto provare a ringraziarlo a modo mio.

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  2. Sono io che ringrazio entrambi per i commenti e gli apprezzamenti che avete rivolto a me ed alla mia poesia.
    In quanto a te, Elisa, l’ho già espresso pubblicamente il mio grazie, che appare riduttivo. Non saprei trovarne altre, ma quel mio “grazie” è pieno di tutto. “Tempo al tempo” non è stato un libro facile, ha avuto una lunga gestazione ma poi, è nato in una sera; è bastato un verso e poi….è stato un fiume in piena. Liberatorio ed appagante, anche se il tema cela ( e credo riveli) una grande sofferenza. Grazie per aver citato l’amico pittore, l’artista Stefano Chiacchella, un carissimo amico, non uno di quelli con cui ci si incontra tutti i giorni, ma una di quelle persone che sai che c’è! Su “Storia d’amore” tornerò al momento opportuno.

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