“Storia perfetta dell’errore” di Roberto Mercadini

Alle volte capita che siano le parole: “Questo è il suo primo romanzo”; a convincermi sulla scelta di un libro.

Scritte per ultime. In fondo ad una breve, brevissima descrizione dell’autore; che non sempre si riferisce a qualcuno che “conosco”.

Non sapevo chi fosse Roberto Mercadini, prima di entrare in libreria e imbattermi in questo suo “primo romanzo”.

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 Di solito mi soffermo sul finale e lo leggo. Per essere sicura di non andare incontro ad una fregatura. Soprattutto emotiva. Soprattutto… emotiva.

Se il finale è in grado di convincermi, allora mi convinco anche del fatto che possa valer la pena spendere tempo a leggere anche tutte le pagine precedenti. (L’avevo già detto?!?)

Nel caso specifico di questo libro, però, non è andata così.

Forse andavo di fretta, ma… mi pare proprio di averlo preso con me senza sincerarmi troppo di quel che avrebbe potuto regalarmi e di aver scoperto solo dopo (parecchi giorni dopo l’acquisto, a dire il vero) di non aver commesso uno sbaglio. Sospiro di sollievo.

Roberto scrive per raccontare quanto, del mondo e della storia che conosciamo, esista, o sia esistito, perché… frutto di qualcosa di imperfetto.

“Siamo tutti nati da cose imperfette. Siamo tutti incerti, in equilibrio precario. Qualsiasi bellezza di cui possiamo risplendere è scavata dentro questa fragilità”.

Il libro ci racconta il modo bizzarro in cui il protagonista maschile, Pietro Zangheri, affronta la fuga della donna che ama e narra del suo impegno constante nel provare a riconquistarla.

Con pazienza. Con gentilezza e con tanta, tantissima tenacia.

Selene è una traduttrice dal carattere di fuoco, condito di imprevedibilità. È l’opposto di Pietro, che ama l’ordine, la precisione e gradirebbe (tanto, tanto, tanto) che tutto fili liscio come l’olio.

Quando la ragazza si rende conto di vivere in una condizione particolare rispetto a lui e di essere una persona tanto instabile nell’umore, da rischiare scatti d’ira improvvisi e momenti distruttivi, con urla e quant’altro, decide di allontanarsi e di scappare.

“Dice che si è convinta che quella è l’unica cosa da fare. Che ha capito che è impossibile portare avanti una storia con una persona che si trova nelle condizioni in cui si trova lei”. Spiega Pietro all’amico Widmer Buda; detto il Buddha.

“Poi mi ha scritto che, in ogni caso, ammesso che fosse possibile avere una relazione stabile in questa situazione qua, io sarei la persona meno adatta per tentare un’impresa del genere”.

È in questo modo che Mercadini presenta Pietro ai lettori; attraverso le parole scritte da Selene nella sua mail inviata dall’aeroporto.

“Dice che sono troppo perfezionista, troppo precisino, troppo pignolo, troppo rigido. Dice che il caos, l’irrazionalità, io non sono in grado di sopportarli, che a me danno anche più fastidio che agli altri. E che, insomma, io sono la persona meno adatta per riuscirci”.

Insomma… Pietro parte dalla consapevolezza di essere ciò che di più al mondo stonerebbe accanto a lei. Non per questo, però, si da per vinto.

La storia si dipana in capitoli tutto sommato brevi e scorrevoli. Grazie ai modi che Pietro trova per spiegare a Selene quanto l’imperfezione non sia da rinnegare e, anzi, possa essere – talvolta – il principio delle cose più belle, anche il lettore si ritrova ad imparare cose prima sconosciute.

C’è tanto da scoprire sulla storia dell’evoluzione, sui significati più reconditi della Bibbia, sulla storia dell’arte, su alcune pratiche di un pezzetto di mondo dello sport e non solo.

Pietro è paziente. Anche se la sua Selene non risponde mai e, la prima volta che si decide a scrivergli, lo fa per dirgli di aver commesso un errore; insultandolo.

Pietro è convinto che quel loro gioco fatto di racconti, cominciato quando ancora tutto sembrava andare per il verso giusto, sia l’unico modo che ha a disposizione per rassicurare Selene, per dirle che tutto andrà bene e che possono stare insieme. Fregarsene insieme delle loro imperfezioni. Vivere insieme, imparando a gestirle.

Alla fine del libro mi sono sentita rimanere un po’ a bocca asciutta.

Avrei voluto scoprire di più del loro futuro ritrovato. Avrei voluto poter capire di più le reazioni di Selene.

Invece, niente.

L’Autore si trincera dietro un silenzio rispettoso e, in riferimento alle loro ultime parole scambiate tramite mail, scrive: “Cosa si sono detti? Mai mi permettere di calpestare a tal punto la loro intimità. Si sono detti quello che restava da dire”.

Si passa rapidamente ai ringraziamenti. Piacevolissimi da leggere, anche quelli.

Solo una volta arrivata fino all’ultimo punto e preso il computer per saperne di più su Roberto Mercadini, scopro i suoi video e il suo canale YouTube, la sua bravura con la poesia e con i monologhi; il suo mondo fatto di eventi a teatro e tanto, tanto altro. Forse “Storia perfetta dell’errore” vuole essere un primo romanzo per  condensare un repertorio vasto. Un mondo di pagine ben strutturato, dove raccogliere e custodire.

Alla prossima!

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