“Sull’orlo del precipizio” di Antonio Manzini

Al supermercato. Uno sguardo veloce allo scaffale dei libri. Ad attirarmi, tra i tanti, è un piccolo volume.

Capisco dal titolo che potrebbe non essere il genere per me, ma la curiosità è forte. Troppo forte, per resistere all’impulso di sfogliarlo un po’. Così. Senza troppe pretese. Completamente a caso.

Alcune righe lette riescono a convincermi del fatto che, genere a parte, non sarebbe una lettura sbagliata. Se non altro, sarebbe comunque abbastanza breve da non doverla subire per chissà quanto. A tal proposito, devo ammettere di essere in perfetto accordo con uno dei Diritti del Lettore stilati da Pennac. Qualora un libro non fosse di mio gradimento, mi avvalgo del “Diritto di non finirlo”.

Ma la scrittura è fluida, bella, in grado di catturarmi ad ogni parola. La fascetta gialla che lo abbraccia dice: “Un famoso scrittore sta per pubblicare il suo nuovo romanzo, ma tutti i principali editori sono raggruppati sotto un unico marchio…”.

Mi piacciono i libri che raccontano di un mondo che adoro. Quello della scrittura.

Arrivo a leggere la quarta di copertina e trovo queste parole: “Una satira spietata ed esilarante. Una distopia alla Fahrenheit 451…”.

Wikipedia recita: “La distopia è una descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro che, in contrapposizione all’utopia, presenta situazioni e sviluppi sociali, politici e tecnologici altamente negativi. In genere indica un’ipotetica società, spesso collocata nel futuro, nella quale alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche, percepite come negative o pericolose, sono portate al loro limite estremo.”

Quel “altamente negativi” tuona. Tra altri pensieri.

Non è il libro per me. Non è il genere per me.

Lo compro lo stesso.

Appena a casa, aspetto con trepidazione il  dopocena per cercare tra le pagine quel qualcosa di speciale, che saprà convincermi del fatto di non aver commesso uno sbaglio.

Non è più il libro l’oggetto al centro del mercato, ma lo scrittore.

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“Sull’orlo del precipizio” di Antonio Manzini (che, solo una volta arrivata all’ultimo punto, di nuovo affidandomi alle conoscenze Wikipediane, scopro essere un attore visto spesso in tv, uno sceneggiatore, un regista e uno scrittore; autore della famosa serie di romanzi polizieschi incentrata sul personaggio di Rocco Schiavone) è una pubblicazione del 2015 (Sellerio editore Palermo).

Giorgio Volpe è uno dei più grandi scrittori italiani e, appena scritta la parola fine per il suo ultimo romanzo, dopo due anni, sei mesi e tredici giorni passati davanti al computer, si interroga sul suo stato d’animo e prova ad immaginare cosa sarà di quella sua ultima fatica letteraria.

È consapevole di essere una penna pluripremiata e di sicuro un buono, buonissimo elemento per la Gozzi; casa editrice che da tempo dà alle stampe le sue opere e che – Fiorella, la sua editor, ne è certa – avrebbe fatto carte false anche per quella nuova uscita. Ciò che Giorgio ancora non sa – e che nemmeno Fiorella avrebbe mai potuto sospettare – è che… “Sull’orlo del precipizio” non sarebbe mai arrivato alla Gozzi. Che la Gozzi stessa, come anche la Bardi e la Malossi, non sarebbero più esistite; perché assorbite da un unico, grande gruppo editoriale.  La Sigma.

Giorgio Volpe si ritrova catapultato in un mondo che non è più il suo. «Dite la verità, ci sono le telecamere e questo è uno scherzo». In una specie di incubo ad occhi aperti, dentro il quale proverà a ribellarsi al sistema con tutte le sue forze.

Ribellarsi alla Sigma vuol dire ritrovarsi ad avere a che fare con editor ignoranti: «Sparite da questa casa. Dalla mia vita. Via! Non voglio più vedere le vostre facce da cazzo! Via!»

E con un capo che ha una visione tutta sua del nuovo sistema: «Parliamo innanzitutto di questa cosa. Qui non si dice più il mio libro. Qui si dice il nostro libro. Lei dà la traccia, l’impronta di massima, poi lo finalizziamo insieme. Vede, signor Volpe, lei e i suoi colleghi sembrate molto restii ad accettare i cambiamenti. L’editoria come la conoscevate non c’è più… […] Il suo prossimo libro deve attestarsi sulle 700 mila copie e così quelli a venire. E per fare questo dobbiamo unificare i codici prodotto».

Giorgio sorrise appena. «Vada a prendersela nel culo, lei e i codici prodotto!».

Manzini sa descrivere con precisione le sensazioni, le emozioni, le situazioni. Tanto, da riuscire a trasportare il lettore dentro le pagine. Tanto, da costringere il lettore a tremare insieme ai personaggi.

La storia si dipana svelta e, con la stessa rapidità, arriva all’epilogo.

Lo scrittore è in grado di spingere alla riflessione, in un modo che… non posso svelare.

Buone letture.

Alla prossima!

4 pensieri riguardo ““Sull’orlo del precipizio” di Antonio Manzini

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