Simona Petrioli: “Il colore incerto dei ricordi”

Sono meravigliosi quei libri in cui, a tratti, si ha la sensazione di stare leggendo la propria anima.

Ho girato l’ultima pagina e – un attimo prima di chiudere la copertina – mi sono ritrovata a pensare questo.

Ho girato l’ultima pagina, con la gioia di aver dato fiducia ad una storia che è riuscita a meritarsela tutta; fino all’ultimo punto.

È “Il colore incerto dei ricordi”, di Simona Petrioli.

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La storia racconta di Mia, dei suoi trent’anni pieni di voglia di non arrendersi alle circostanze e di come, alle volte, possa per davvero bastare una frazione di secondo per ritrovarsi di fronte a un punto di non ritorno.

“A volte basta una parola, uno sguardo diverso, un piccolo imprevedibile cenno, per dare vita ad incontrastabili rivoluzioni interne”

La sua rivoluzione interna parte dalla fine di una storia d’amore. Mia è convinta di dover dare una svolta alla propria vita e di aver bisogno di solitudine per farlo.

Si ritrova così in un piccolo appartamento solo per lei, lontano da casa, lontano da tutti; all’ultimo piano di una palazzina che dista poco dal mare.

Un nuovo lavoro, una nuova vita. L’idea iniziale che, per farcela davvero a vivere come vuole, dovrà tenersi alla larga da tutto ciò che – fino a quel momento – ha riempito le sue giornate.

I primi passi sono quelli che riescono a riportarla ad una profonda sensazione di quiete. Quelli e gli attimi di solitudine speciale che assapora seduta al tavolino di un piccolo chiosco, a pochi metri dalla spiaggia.

È proprio rimanendo seduta lì da sola, con l’unica compagnia dei propri pensieri ancora confusi e titubanti, che Mia riuscirà a catturare l’attenzione di Alfredo.

È più grande di lei di parecchi anni, è sposato, ha due figli più o meno della stessa età di Mia, ha un lavoro che non gli permette mai troppo di pensare anche a se stesso e… da un po’ di tempo a quella parte, ha acquistato una casa vicinissima al mare; per quelle volte in cui sente il bisogno assoluto di allontanarsi da tutto per un po’ e perché: “avevo bisogno di spazio per i miei libri”.

Con Mia è subito affinità e… l’inizio di una bellissima amicizia.

Mentre nella sua vita torna il caos con il riapparire di Fabio, che dice di amarla ancora e di voler provare di nuovo a stare insieme, e con le telefonate di sua madre che – alle volte – sembra proprio non riuscire a fare a meno di darle il tormento, Mia decide di tenere segreti i suoi incontri al bar con Alfredo, quelle chiacchierate che la fanno sentire ascoltata e compresa e quella loro settimana di incontri speciali nella casa al mare di lui, per fare del giardino un piccolo, grande capolavoro.

Mia vorrebbe poter fermare il tempo quando è insieme a lui. Il tempo, però, non ascolta i desideri di nessuno e va per la propria strada.

Troppo presto e del tutto impreparata, Mia si ritroverà di nuovo costretta a fare i conti con una quotidianità che non le appartiene, mentre Fabio preme perché tutto diventi sempre più impegnativo e serio. Si ritroverà costretta a decidere per quel che è il suo cuore a suggerirle e… si ritroverà prestissimo a dover fare a meno della compagnia bellissima e rassicurante di Alfredo.

Vorrei tanto passare con lui questa ultima parte della sua vita, insieme. Vorrei portarlo nella casa al mare e trasferirmi lì con lui. Ma non glielo dico, perché sento che è un discorso egoistico da parte mia. La cosa migliore è che lui passi questo periodo con i suoi familiari.

Né Mia, né i familiari di Alfredo erano al corrente del fatto che fosse malato e che la morte fosse vicina. Entrambe le parti erano altresì inconsapevoli di chi fosse l’altra. Mentre Mia c’aveva messo un po’ a capire chi fosse veramente Alfredo e il perché del suo bisogno di estraniarsi da tutto, i familiari di Alfredo non avevano mai sentito parlare di lei e – come prevedibile – avevano pensato al peggio, trovandosela tra i piedi in ospedale.

Ho davanti a me suo figlio, che dà per scontato il fatto che io sia la giovane amante di suo padre, non sapendo nulla di ciò che è in realtà. Ho davanti a me una persona che vede il male dove non c’è ed è pronto a spuntare sentenze. 

[…]

“Forse la cosa migliore per tutti è che lei se ne vada, la prego”.

È ciò che sembra. È l’avvicinarsi della fine di una prima parte della storia.

È ciò che non ci si aspetta…

È l’inizio di una seconda parte carica di nuova vita. Con Mia ancora alle prese con tanti dubbi, con alcuni passi falsi e con il suo bisogno inalterabile di solitudine che – di tanto in tanto – talvolta anche in momenti poco opportuni, torna a farle visita e a ricordarle che non se ne andrà; perché è parte di lei.

E’ l’inizio di… un nuovo inizio. Di quella nuova vita di Mia che, grazie allo scorrere delle pagine e alla bravura narrativa di Simona, è riuscita a diventare amica del lettore.

Ci si allontana dal libro, ogni volta ritrovandosi a pensare a come se la caverà. A cosa starà facendo. A come sarebbe bello poter sorseggiare un tè con calma in giardino; guardando il mare.

Si sorride, nel capire insieme a lei quanto sia vero che: “Il futuro è in continua evoluzione. Una volta raggiunto diventa presente e lascia spazio ad un altro futuro in cui credere, nel quale proiettare se stessi”.

Buone letture.

Alla prossima!

2 pensieri riguardo “Simona Petrioli: “Il colore incerto dei ricordi”

  1. Ecco una delle tante cose che dovrebbero venirci spontanee e che invece facciamo, spesso, fatica a fare: vedere in un arrivo non solo la fine, la conclusione di una cosa ma anche il punto di partenza di altre. Certo, non sempre piacevoli ma nemmeno sempre difficili. Quel che non ci si aspetta è dietro l’angolo ad aspettarci.

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