“Oltre il muro c’è un placido fiume” di Saverio Tomasella

Qualche settimana fa. Un sabato pomeriggio qualunque. Un giro in libreria, in compagnia del “solito mantra fallace”, ma inarrestabile: “Non ho bisogno di altri libri, do solo un’occhiatina!”.

Ormai lo sapete come va a finire…

Succede sempre che: non ne ho bisogno, ma esco comunque con qualcosa di nuovo da leggere! 😊

Ed è bellissimo quando capita che quel qualcosa di nuovo è proprio il libro che non stavo cercando, ma che… riesce a piacermi un casino.

È bellissimo quando quel libro riesce ad imporsi per un po’ nelle mie serate, facendomi dimenticare degli altri che ho già cominciato e costringendomi a leggerlo d’un fiato, perché non riesco proprio a viverlo con calma.

È bellissimo quando bastano poche parole, per capire che ho tra le mani un libro strepitoso.

È bellissimo quando ripenso al fatto di aver ignorato il “mantra fallace, ma inarrestabile” (non a caso lo è) anche per questo acquisto, ma… non me ne pento affatto.

È bellissimo… insomma, ci siamo capiti! 😉

Cosa sarebbe potuta essere la mia vita di lettrice senza questa nuova lettura, prima sconosciuta?!?

Senza ombra di dubbio… molto, ma molto meno interessante.

È stato il mio primo appuntamento con Saverio Tomasella, ma spero possa non essere anche l’ultimo.

Credo di poter affermare che ad attrarmi, a fare in modo che la mia attenzione non cadesse su nessun altro libro di quelli intorno, a parte quello, siano state le parole: Romanzo Benessere.

Mai viste prima su altre copertine. Sotto il titolo, dentro un cerchio di pallini. Come una specie di timbro postale.

CopertinaTomasella

Sono uscita dalla libreria chiedendomi il perché di quella definizione e, a lettura finita, l’ho capito.

“Oltre il muro c’è un placido fiume” non è il solito libro con un lieto fine scontato, una trama altrettanto prevedibile e tutti i fronzoli che, per quanto ben disposti, non riescono proprio a fare di una storia una buona storia.

TRAMA - Oltre il muro c'è un placido fiume

La storia di Estelle è una storia che spacca, che obbliga a riflettere e che invita le donne a domandarsi se per caso anche loro, nel tran tran quotidiano sempre troppo simile a un vero e proprio caos, non stiano per caso facendo come lei.

Donne in ascolto, siete forse delle maniache del controllo? Siete sempre stressate? Vi mettete sempre sotto pressione, convinte di non rendere abbastanza; diversamente? Siete donne che non si rilassano mai e che pensano di dover sempre controllare non solo la loro vita, ma anche quella degli altri? Pretendete sempre il massimo, e anche di più, da voi stesse? Sfuggite le emozioni come fossero virus feroci da evitare?

Se state bloccando la vostra testa prima ancora che si inclini a rispondere di sì a tutte queste domande, allora… questo libro non può non poggiarsi anche sul vostro comodino!

L’Autore, psicologo, ricercatore, scrittore e fondatore di un Centro Studi sull’Ipersensibilità, è stato bravissimo a trattare l’argomento; districandolo tra le pagine di un romanzo che – nonostante insegni tantissimo e regali moltissimi spunti di riflessione (oltre che strategie vere e proprie per poter cominciare a migliorare immediatamente situazioni fastidiose) – si presenta agli occhi di chi si immerge nella lettura sottoforma di storia fluida, piacevole e rilassante.

Estelle è una donna in gamba. In gambissima; in effetti. Ma, chissà perché, è anche quanto molte di noi non vorrebbero mai essere.

È brava, ma non sa riconoscerlo.

Ha una figlia strepitosa, attenta e in grado – nonostante la giovane età – di badare a se stessa, ma Estelle non riesce a fare a meno di asfissiarla, con un eccesso di attenzioni e di raccomandazioni.

Ha un compagno innamoratissimo che… però…

Sì! Però… potrebbe comunque prenderla in giro. Quindi: meglio andarci con i piedi di piombo; no?!?

In sintesi: Estelle ha una vita che potrebbe essere gratificante e libera di esprimersi, ma… che gratificante e libera di esprimersi non è.

Ciò che le manca? Forse, le manca un’amica.

Di quelle vere. Di quelle in grado di interpretare i suoi silenzi, che sono tantissimi e spesso pesanti. Di quelle con cui poter condividere una buona tazza di tè dopo una giornata sfiancante al lavoro e, magari, progettare le cose da fare nel tempo libero.

La persona giusta per questo ruolo è Béa, ma Estelle  ancora non lo sa.

Vive nell’appartamento di fronte al suo, eppure… servirà del tempo prima che riusciranno ad incontrarsi e a conoscersi.

Béa è una donna eccezionale, anche lei. A differenza di Estelle, sa di esserlo.

È una sessantenne bizzarra, che per occupare le proprie giornate si interessa a diverse attività.

Le piace cucinare e dedicarsi alle amiche. Le piace la musica. Tanto, da consigliare ad Estelle di provare a frequentare lezioni di canto. Ha un rapporto speciale con la piccola Manon, che è bravissima ed apprende al volo i suoi insegnamenti legati al Vittoz. Insieme, si divertono un mondo.

Cos’è il Vittoz?

Il Vittoz è un metodo sviluppato dallo psichiatra svizzero Roger Vittoz ed è utile per riuscire ad armonizzare il cervello. Chi lo pratica si affida ad un sistema efficace per calmarsi, per riuscire a concentrarsi e per sentire il proprio corpo.

[…] «Ecco, siediti qui. Perfetto, mettiti a tuo agio. Puoi anche chiudere gli occhi.»

Béatrice parla lentamente, con voce dolce, come se fosse distante. Si ferma accanto a Estelle e le posa la mano sulla fronte.

«Senti i piedi che poggiano sul pavimento, comodi e al caldo nelle scarpe. Senti il sedere sulla sedia, la schiena contro lo schienale, la testa sorretta dal collo, leggera. Lascia che i tuoi polmoni si riempiano d’aria e si svuotino, con naturalezza. Presta attenzione a ciò che succede dentro di te, nient’altro… Ora, senza aprire gli occhi, come se tenessi un gessetto tra il pollice e l’indice, disegna davanti a te un grande simbolo dell’infinito, un otto orizzontale. Ecco, così, benissimo, lentamente. Ancora. Questo simbolo calma la mente e armonizza i due emisferi cerebrali, il destro e il sinistro. Continua, ancora un po’, molto lentamente. Ottimo! Ora, abbassa il braccio e la mano, rilassali e continua a tracciare lo stesso simbolo dell’infinito davanti a te, semplicemente visualizzandolo. Ti vedi mentre lo disegni, con chiarezza, davanti a te. Senti te stessa mentre lo disegni. Sì… così, ancora, un altro po’. Ecco, molto bene. Puoi fermarti. Osserva semplicemente come ti senti nel tuo corpo, dall’interno. È casa tua. La tua mente è del tutto calma. Il tuo cervello è in armonia e in pace. Assapora quello che senti. Ama quello che senti. Ora, molto lentamente, apri gli occhi». […]

Non sono riuscita a resistere. Ho chiuso il libro e ho provato subito.

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Cosa mi manca ancora da provare, che ho conosciuto grazie a questa storia magica per l’anima?

Sono curiosa di bere una tazza di tè nero affumicato Lapsang Souchong. Magari, in buona compagnia e con qualche dolcetto. In attesa di poterlo provare (la ricerca per negozi non sta dando grandi frutti, credo di doverlo reperire online), però, mi consolo con un tè all’italiana e… con delle ciambelle appena fatte; opera della mia bravissima sorella.

CopertinaOLTRE

Gnam!

Alla prossima!!!

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