#Recensione: “Sylvia Penton esce dal letargo” di Jane O’Connor

Capita raramente, ma capita. Di essere attratti moltissimo da un libro e di scoprire – dopo nemmeno cinquanta pagine lette – che quella sarà, ahinoi!!!, una lettura deludente.

Ovvio che si tratti sempre e comunque di gusto personale; ci mancherebbe.

Però… quanta amarezza, quando succede!!!

Con Sylvia Penton ci siamo incontrate in un normalissimo venerdì sera, di un po’ di tempo fa ormai, al supermercato.

Stavo cercando di mettere insieme la spesa più o meno settimanale (prima del brutto periodo di lockdown… che brutta parola!), nel tentativo di evitare le code alle casse del sabato, quando l’ho vista insieme ad altri #AmiciLibri sullo scaffale; circondata da un’aura di novità.

Senza dubbio, la copertina è ciò che mi ha reso impossibile ignorare il libro… adoro i ricci!

Anche il titolo e la trama, però, erano riusciti a convincermi in pochissimo tempo. Che quello che avevo tra le mani sarebbe stato un buon libro.

La scrittura di Jane O’Connor è buona, con uno stile buono e pienamente apprezzabile. Ciò che, a mio avviso, penalizza completamente la pubblicazione è da ricercarsi nel modo in cui è stata sviluppata la trama. Ciò che mi ha fatto detestare la storia; in sintesi.

Non sono riuscita a trovare un punto, nelle sue 316 pagine  narrate in prima persona, in cui io mi sia sentita in linea con la protagonista che, fosse stata una mia amica, avrei rimproverato all’infinito per il suo modo passivo (a tratti l’ho trovato fin troppo indolente) di affrontare la vita e le sue vicissitudini.

La mente di Sylvia, offuscata da un amore non corrisposto per il docente universitario di cui è segretaria ed assistente, fa dei giri talmente astrusi che – in men che non si dica – non sono più riuscita nemmeno a comprendere il suo attaccamento nei confronti di un uomo che non solo non la corrisponde, ma si approfitta del fatto di essere un suo punto debole.

È stato difficile portare avanti la lettura, quando scorrere le pagine ha significato il più delle volte ritrovarsi ad avere a che fare con una buona quantità di amarezza e con una valanga di “perché?!?”, che avrei voluto rivolgere alla protagonista.

Ho comunque oltrepassato la metà della storia, con l’ottimismo tipico di chi immagina che, ad un certo punto, dovrà pur esserci una rivincita… una rivalsa. Una via d’uscita, da tutto quel caos.

Niente da fare!

Sylvia continua a trotterellare da un disastro all’altro della sua esistenza, senza riuscire a salvare – né a ricostruire – nemmeno i rapporti familiari; che – a mio sentire – rimangono in balia di un… “non pensiamoci troppo e andiamo avanti, anche ignorandoci se riesce meglio; come viene, viene”.

Con diversi salti nel passato, si scopre quanto precario sia il legame con sua sorella e si viene a conoscenza di un terribile segreto che – per la fortuna di entrambe – non verrà mai a galla.

Parlo di fortuna perché, anche nell’affrontare ciò che è relativo a quel loro rapporto di sorellanza, sia Sylvia che Millie si dimostrano incapaci di prendere il toro per le corna e portano avanti le loro esistenze, senza mai mettere un vero e proprio punto e a capo davanti a tutto quel caos. Senza mai volersi affrontare a tu per tu. In me, lettrice delusa, permane quell’amarezza che gradisco davvero molto, ma molto poco… specie quando nasce dalle pagine di un libro; che considero un bellissimo “mezzo” di svago mentale ed emotivo.

In queste righe scritte dalla O’Connor  il dolore sbiadisce, l’insoddisfazione pure. Gli orgogli feriti si sanano mano a mano, ma non per il diretto intervento degli interessati. Non per la necessità dei protagonisti di dimostrare di che pasta sono fatti, né per la volontà – sempre loro – di non

Il romanzo mi appare, nel suo complesso, come un incessante “rimanere in balia di”. Decisamente distante da una vera e propria “uscita dal letargo” e che mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo, una volta arrivata all’ultimo punto.

Certo, avrei potuto abbandonarlo. Credo sia stata comunque la buona scrittura a non permettermelo. Per una volta, ho voluto non avvalermi del famoso diritto di Pennac; sforzandomi nel proseguire.

Insomma… in un periodo storico in cui sono migliaia i messaggi positivi rivolti alle donne che devono credere sempre in loro stesse, nelle loro potenzialità e nella loro forza interiore, per riuscire a superare gli ostacoli che la vita pone davanti, un libro con una protagonista incapace di prendere qualsiasi decisione (fino a che le cose e i necessari, conseguenti, cambi di atteggiamento non le vengono proprio imposti dall’evolversi delle situazioni) è ciò che – in maniera più assoluta – non mi aspettavo.

Lascio comunque il dubbio acceso sul fatto che io abbia incontrato questa lettura in un periodo poco favorevole ad essa. Perciò… mi riservo il diritto a ripensamenti futuri (semmai dovessi decidere per una rilettura).

Ho inseguito un lieto fine… senza trovarlo. Peccato.

Niente da aggiungere.

Sperando in #BuoneLetture future…

Alla prossima!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...