#Segnalazione: “Tango di Famiglia” di Giuseppe Petti

#NonSoloRecensioni!!!

Per la categoria: #Segnalazione… oggi sono a presentare: “Tango di Famiglia” (Bertoni Editore, 2019) di Giuseppe Petti.

Con Giuseppe condividiamo la Casa Editrice e… il giorno d’uscita dei nostri libri.

Felicissima di essere stata contattata da lui per questo Post, sto leggendo la sua storia in vista della futura recensione e… non posso anticipare niente! 😉

Vi lascio alla trama del suo #Libro, sperando che vi incuriosisca, e alla sua mini #IntervistaAutore per #OblòBlog!

La famiglia, secondo la versione di Ciro Bonsignore da San Vincenzo al Piano (immaginaria cittadina campana), raccontata dal primogenito Nicola. Ciro e Nicola, un solo sangue e due diverse anime. Uniti dalla passione per le donne e per il tango, divisi dal modo d’intendere quella per l’amore e per la vita. L’uno si nutre dell’arte di arrangiarsi senza averne necessità, l’altro della voglia di stare al passo del tempo che attraversa.

Entrambi protagonisti di una storia familiare piena di comparse che gira a ritmo di tango. Nicola può dire di avere una mamma e solo fratellastri e sorellastre. Ciro – che di mamme ne ha già amate cinque senza mai ammogliarsi – decide di sposare la sua sesta fiamma, che ha da poco partorito Ivan; l’ultimo Bonsignore.

Come mai? Che cosa è successo?

  • Il Libro… prima di tutto! Da dove arriva l’ispirazione e perché leggerlo?

Inseguo da anni un mio progetto di scrittura narrativa, basato su una semplice sequenza: osservo, immagino, invento storie e provo a scriverle come piace a me. Storie da raccontare senza spargimenti di sangue. Anzi, con il sorriso sulla bocca: da lettore, le nenie strappalacrime m’intristiscono assai.

In un contesto sociale alle prese con continue trasmutazioni dei valori mi è sembrato di incrociare solitudini in movimento ovunque abbia rivolto lo sguardo. Le peggiori, peraltro, di stampo affettivo, dissimulate dai bip degli smartphone, dalle pacche sulle spalle, dalle chiacchiere canzonatorie, dal canto delle sirene del lifestyle, dalle preoccupazioni per lo stato di salute e per il denaro che mancherebbe, dalle critiche rivolte a esponenti politici, e chi più ne ha più ne metta. Solitudini senza amore né sapore (così si dice dalle mie parti), che – come credo – allignano e prosperano in seno alle famiglie. Solitudini da esaminare a fondo. Per esorcizzarle e bandirle, poiché non meritano di essere vissute.

Tango di famiglia è il primo risultato di questo progetto: un romanzo che ha taglio di commedia dotata di colonna sonora. Una storia familiare che gira a ritmo di tango. Perché mai ho pensato a questa musica? È presto detto: essa mette in scena molti dei sentimenti contrastanti che si rincorrono in ambito familiare e nutrono le solitudini. Ne elenco alcuni: sogni e delusioni, desiderio e disprezzo, passione e repulsione, euforia e tristezza, aspettative e disillusioni… Gli stessi che alimentano le movenze entusiasmanti del tango, il suo flusso di note dolenti e malinconiche.

Dimenticavo l’amore… Ne ho fornito una versione che spero non faccia troppo storcere il naso (non sempre chi ci ama lo fa come vorremmo, non vi pare?). Un amore particolare, come molto particolari sono la famiglia che anima il romanzo e i luoghi ove è ambientato.

So che Tango di famiglia divertirà i suoi lettori così come mi sono divertito io mentre lo scrivevo. Non solo. Per chi lo vorrà, per chi se la sentirà, lascia spazi per fare qualche riflessione.

  • Scrittura e passione… come è cominciata per te e che consigli daresti a chi vuol provare a scrivere?

Ero poco più di un bambino quando restai incantato dalla lettura di una versione ridotta e illustrata di Ventimila leghe sotto i mari. Il capitano Nemo, il sottomarino Nautilus, le avventure tra gli abissi marini. La perfidia degli antagonisti, le lotte per sopravvivere, il confronto tra Bene e Male. Ricordo che durante le settimane che seguirono cominciai a scopiazzare quelle illustrazioni. Provai a inventare personaggi diversi per nuove avventure, da mostrare ai miei compagni di scuola. Poi quell’eccitazione passò, forse distratta da altri interessi. Penso sia sbocciata allora la voglia di fissare – nero su bianco – i miei pensieri. Le letture da adolescente hanno stimolato la stesura di innocenti racconti. In seguito ho scritto testi per canzoni (quanto ero sognatore!) e palinsesti per programmi musicali che andavano in onda su una radio libera. Un materiale che è andato disperso, forse lungo i miei trasferimenti per motivi di lavoro. Per fortuna, sono restate intatte la mia immaginazione e la passione di tradurla in scrittura. Da adulto ho scritto alcuni racconti, apprezzati da chi li ha letti, ma il mio sogno è sempre stato quello di scrivere e pubblicare romanzi. La lettura di molti testi narrativi è stata determinante: il propellente adatto a mantenere in moto la mia passione che continuo a coltivare da autodidatta, un tanto rallentata dagli impegni quotidiani.

In una precedente intervista ho riassunto in cinque punti i miei suggerimenti per chi voglia provare a scrivere: background, passione, studio, distacco e leggerezza.

Adesso aggiungo che è bene sviluppare un proprio stile di scrittura, che un buon testo narrativo contiene sempre una bella storia, che gli incipit hanno il loro peso (ma conta tutto il resto), che non si deve indietreggiare di fronte a critiche o rifiuti (è ciò che serve per migliorare). Un ultimo consiglio: bisogna avere voglia di proporsi al pubblico (scrivere per sé stessi per me non ha molto senso) e accettare con serenità il suo giudizio.

  • Lettura (e leggere) è… Qual è il libro che vorresti avere sempre con te e che consigli assolutamente?

Rammento ancora le sensazioni provate alle elementari, quando imparai a leggere. Fantastiche! Una sequenza di segni e di spazi che la mia mente trasformava in facce, immagini, consistenze. Quelle di mia madre, di un focolaio, delle rondini che sfrecciavano in un cielo dipinto di turchese. Scoprire di comprendere il significato delle parole soffiate in una nuvoletta dagli eroi dei fumetti. Tutto prendeva corpo, tutto si tramutava in suoni e colori, odori e sapori. Un’immersione mozzafiato in ciò che circondava la mia piccola vita.

Da allora non ho mai smesso di leggere. Leggo di tutto un po’, con sentimento, senza ossessione. Col tempo, ho capito che la lettura conduce all’esplorazione del proprio sé, con risultati non scontati: un’attrazione potente e prepotente, una prospettiva temibile e al tempo stesso affascinante. Adesso so che in me essa placa una sete atavica, di conoscenza e di libertà, un tutt’uno inscindibile che continua a modellare il mio modo di essere e di restare al mondo. È un’amica generosa, la lettura. Non presenta mai il conto. È fidata, preziosa. Sono tra quelli che credono che senza i suoi insegnamenti mai sarei stato in grado di cimentarmi nella stesura di un testo narrativo.

Tra i libri che fanno capolino dal mio scaffale e implorano di essere accarezzati e sfogliati, ve n’è uno un tanto scostumato che sbraccia, ammicca e finisce per avere la meglio: Esercizi di stile, di Raymond Queneau. 

  • Passiamo a Te… conosciamoci meglio!

Argomento complicato: beato chi conosce sé stesso per davvero! Ho i miei pregi e i miei difetti. Posso dire che sin qui mi sono seriamente dedicato – con accettabili fortune – alla mia famiglia e al mio lavoro, svolto in tante città diverse. Un’opportunità, quest’ultima, decisiva per la mia formazione. Amo la lentezza. In fondo, a cosa serve correre?

Credo alla possibilità che i sogni si avverino, ma conservo l’occorrente per ancorarmi al suolo in caso di necessità. Sono guidato dall’istinto, benché talvolta mi avventuri in lunghi ragionamenti che finiscono per ricondurmi al punto di partenza. Adoro le sorprese e perciò non aspiro a ritrovarmi in un mondo ideale ove tutto funzioni come un proverbiale orologio svizzero. Resto a debita distanza dalle luci della ribalta, dai social network, dalla politica, dai film horror, dai telegiornali e da quant’altro m’indispone e mi annoia. Sono affascinato dalla bellezza, dalle arti, dalle scienze. Dall’onestà. Dalla riservatezza. La musica che mi rapisce resta una formidabile compagna di viaggio. Il tango. Il jazz. Le contaminazioni sonore.

Chiudo con una sentita confessione: ammiro l’impareggiabile forza delle donne, la loro grazia e – insieme – la loro risolutezza. Invidio il loro pragmatismo e gliene ruberei volentieri un po’. Cosa sarebbe il mondo senza le donne?

  • In conclusione, una sbirciatina ai progetti futuri… cosa bolle in pentola?

Le mie proiezioni sul futuro non si spingono oltre il domani. Non mi va di andare a sfruculiarlo. Aspetto che sia lui a muovere per prima, così che possa di volta in volta figurarmelo di un colore diverso.

Sono felice di riferire che la prossima estate Bertoni Editore pubblicherà il mio secondo romanzo. Il suo titolo è Di raso viola. Sono certo che i suoi lettori se la spasseranno, convinto che si identificheranno in uno dei tanti personaggi che lo animano. Insomma, ho la sensazione che resteranno incollati alle sue pagine per provare “… a sbrogliare l’incongruenza di quella matassa” che le avviluppa.

Conto di fare un lungo giro turistico in Sicilia non appena vorrà placarsi questa brutta pandemia. Per il resto, ho da poco smesso di lavorare (dopo quarant’anni!) e potrò dedicarmi a tempo pieno ai miei affetti, alla cucina, alle passeggiate in bici sul lungomare di Pesaro. Dimenticavo – ahimè – la scrittura… In pentola, sfrigolano a fuoco lento due diversi canovacci: quando si saranno minuziosamente rosolati proverò a servirli come farebbe un maître.

Ringrazio tantissimo Giuseppe, per avermi omaggiata di una copia cartacea del suo romanzo e per la grandissima gentilezza dimostrata nei miei confronti. Avrete presto notizie in merito; perciò… sempre, sempre, sempre: #StayTuned!

Sperando che questa nuova #OblòSegnalazione vi sia piaciuta… alla prossima! #BuonissimeLetture a Tutti!!!

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