#Recensione: “D’amore e di briganti” di Cristiano Parafioriti

Un romanzo in grado di lasciare il lettore a bocca aperta. Pienamente soddisfatto, per lo scorrere intenso della narrazione. Mai in grado di prevedere cosa succederà, girando pagina. Sorpreso, forse, dal finale.

Un viaggio per terre siciliane, che si riesce ad apprezzare anche se non si è mai avuta (non ancora, almeno) un’occasione per trovarsi realmente in certi luoghi e che si affronta d’un fiato. Talvolta persino trattenendolo. In alcuni casi, tirando un sospiro di sollievo.

Galati Mamertino. L’affetto dello Scrittore per la sua terra natia traspare da ogni parola. È in ogni riga. In ogni capitolo.

La penna di Cristiano Parafioriti è una di quelle in grado di emozionare fin nel profondo.

Devo ammetterlo… ultimamente sono fortunata con le collaborazioni e mi ritrovo – felicissima – ad avere a che fare con Autori e Autrici davvero eccezionali.

Il romanzo, insieme alle due opere antecedenti: “Era il mio paese” e “Sicilitudine”, va a comporre e completa – di fatto – la “Trilogia delle Origini”.

La storia inizia con il racconto di come l’Autore stesso sia venuto a conoscenza dei fatti narrati.

Partendo dal suo ritorno in Sicilia per poter trascorrere un po’ di tempo insieme ai propri cari, Cristiano rende immediatamente partecipe il lettore del suo incontro casuale con un impiegato dell’archivio comunale del paese, Calogero Emanuele (detto “Bau”), e di quell’invito inaspettato, di fargli visita l’indomani presso il suo ufficio; per dare un’occhiata a certi documenti anagrafici.

La curiosità dello Scrittore è la stessa che, lette le prime pagine, si ritrova ad avere addosso il Lettore.

Benché il primo tentativo di Cristiano non riesca a dare i frutti sperati, grazie ad una buona dose di pazienza e di perseveranza riuscirà presto a trovare ciò che nemmeno immaginava di andare cercando.

Il diario manoscritto è nascosto all’interno di un libro ecclesiastico del ‘700 e le informazioni riportate tra le pagine lo attribuiscono al brigante siciliano Giovanni Darco; scritto tra il 1864 e il 1865.

Le vicende narrate raccontano di una vita perennemente in fuga insieme ad altri compari, nascosti tra le boscaglie siciliane per non farsi catturare, nel tentativo – per nulla facile – di contrastare i poteri forti di chi vuole impadronirsi dei terreni e di tutto ciò che rappresentano quelle terre, a discapito del popolo.

Giovanni scrive senza preamboli, riportando non solo la nuda verità di ciò che gli accade intorno, ma non occultando a quelle pagine – private e pericolose, qualora cadessero in mani sbagliate – anche la sua passione crescente per una nobildonna, Eufemia Celesti, che – pur consapevole degli enormi rischi che corre, amandolo – non riuscirà mai a tenerlo fuori dal suo cuore.

Il mio lato romantico di Lettrice (il prevalente, inutile nasconderlo) ha adorato questa parte della storia.

Forse perché capita comunque di rado di imbattersi in un amore tanto forte tra le pagine, specie quando esclusivamente narrato secondo il punto di vista maschile.

Il diario di Giovanni Darco è un’esplosione di sentimento ed una chiara testimonianza di come anche un cuore che si impone di dover rimanere distante da certe distrazioni possa finire per capitolare; inginocchiato dalla potenza e dalla prepotenza dell’amore.

[…] Adesso per me ci sei tu, che come questa pioggia m’hai ripulito dai tormenti e mi hai riportato sulla via dell’amore. Adesso per me ci sei tu, che come la pioggia inondi il mio corpo di lacrime di gioja. Quando arrivi, quando mi sfiori, quando mi baci.

Vedi, questo lago, ristoro dei monti che lo abbracciano, è un occhio riverso perennemente al mio spirito. A lui e a te io non posso mentire. Lui è triste se io sono triste, ma puntualmente con me gioisce e si rallegra quando pensa che forse domani anche tu carezzerai le sue quiete sponde col tocco vellutato della tua mano candida o solo con lo sguardo dei tuoi cerulei occhi, come lui. […]

Il romanzo si conclude con le cronache di quella che potrebbe essere definita l’inevitabile resa dei conti.

Cristiano racconta dunque al Lettore di essersi trovato in difficoltà, in compagnia del pensiero sul se dover rendere nota al mondo, o meno, quella sua scoperta.

Il tempo riesce ad infiltrarsi inesorabile, fin quasi a farlo dimenticare del tutto di quel diario ritrovato e della storia presente tra quelle pagine vecchissime. Stesura e successiva pubblicazione del libro dovranno aspettare un po’; dunque.

Sarà grazie ad una telefonata inaspettata, stavolta, che Cristiano deciderà di non abbandonare la storia.

Calogero Lo Piccolo, usciere dell’Archivio di Stato di Palermo, aveva qualcosa di interessante per lui.

Incaricato di liberare alcune stanze, si era ritrovato tra le mani un faldone con impresso in incipit: “Relazione finale del Capitano Felice Demì Bovero, appartenente al V Reggimento Bersaglieri sulla quistione malavitosa e su’ fatti d’arme del brigante Giovanni Darco, o D’Arco, nato in Galati di Tortorici”.

Nel giro di poco e grazie ad una spedizione sicura ed accurata, Cristiano può esaminare quei documenti. Ciò gli permette di ricostruire l’intera vicenda e di… scrivere “D’amore e di briganti”.

Dichiara nella sua nota di introduzione:

“Questa è un’opera di fantasia. Personaggi, organizzazioni e circostanze sono frutto dell’immaginazione dell’autore o, se esistenti, utilizzati a scopo narrativo. Per il resto, ogni riferimento a fatti realmente accaduti e a persone reali è da ritenersi puramente casuale. O quasi.”

È in quel “O quasi” finale, che sento tutta la magia della sua ricerca e l’impegno messo per questo lavoro. È in queste due parole che vedo vivere ancora Giovanni Darco e la sua amata Eufemia Celesti.

Auguro alla penna di Cristiano Parafioriti di lavorare sempre con la stessa passione messa in questa storia. Che sia per la sua Sicilia, o per altro. Felice all’idea di poterlo leggere ancora e ancora, spero presto in buone nuove.

A voi, amici, il mio augurio immancabile di #BuonissimeLetture!

Ci saranno presto notizie in merito a nuove  #Collaborazioni, perciò… #StayTuned!

Alla prossima!!!

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