#Recensione: “Tango di famiglia” di Giuseppe Petti

Una libro sorprendente e sorprendentemente piacevole.

Di quelli che, quando mi ritroverò a stilare mentalmente la mia personalissima lista dei migliori libri dell’anno, non potrò non inserire tra i primissimi posti.

Un podio più che meritato; tanto vale dirlo subito.

Mi sono immersa tra le pagine di “Tango di famiglia” senza saper bene nemmeno io che cosa avrei trovato e sono uscita da questo bellissimo viaggio – in un immaginaria San Vincenzo al Piano, cittadina campana – con la sensazione di aver avuto a che fare con una storia speciale.

Di quelle che non si incontrano tutti i giorni; certamente.

Più di ogni altra cosa, però, ad affascinarmi tanto è stato lo stile narrativo dell’Autore.

Con Giuseppe abbiamo avuto il piacere di “conoscerci” grazie al nostro Editore in comune e sono stata felicissima quando, inaspettatamente, mi ha contattata per chiedermi se potessi essere interessata – o meno – a leggere il suo lavoro.

So che potrà sembrare banale ammetterlo ora (ora che posso aggiungere il suo nome alle collaborazioni di questo Oblò Blog), ma… il suo libro aveva già colpito il mio interesse in più di un’occasione e… beh! Si vede che era destino che non dovessi aspettare ancora, per scoprire quanto mi sarebbe piaciuto leggerlo fino in fondo.  

La sua penna è una di quelle di cui ci si innamora alle prime righe e che portano il lettore a fare fatica, ogni volta che deve abbassare la copertina sulla storia per dedicarsi ad altro; che non sia la lettura della storia stessa.

Ho adorato il suo modo di raccontare. In una maniera talmente forte, che mi costringe ad espormi completamente e a dichiarare in tutta sincerità: “Speriamo scriva presto dell’altro!”.

La storia di “Tango di famiglia” è stata per davvero una sorpresa.

Scritta secondo il punto di vista di Nicola Bonsignore, primogenito di Ciro, è il racconto mai banale di un nucleo famigliare forse al di sopra delle righe, forse inusuale; ma sicuramente genuino e costruito su principi di valore.

[…] La mia non poteva definirsi una famiglia di tipo tradizionale. Neanche a voler fare delle forzature. Era qualcosa di diverso, qualcos’altro. Direi più un insieme di famiglie. Pezzi fra loro distinti, staccati e provvisti di luce propria, eppure sufficientemente coesi da poter formare un tutt’uno, come lo sono i chicchi d’uva intorno al raspo. […]

Partendo dalla descrizione dei diversi momenti del giorno del matrimonio del padre e alternando il racconto dei festeggiamenti con altri pezzi di vita, Nico’ permette a chi legge di vivere attimi di festeggiamenti ordinari e momenti di insolita stravaganza; insieme a lui e alla grande famiglia Bonsignore. Consente al lettore di sedersi ad un tavolo e di unirsi all’allegria dei tanti presenti, come se anche a quest’ultimo fosse stato recapitato un invito; con la raccomandazione a non mancare.

“Tango di famiglia” è il racconto di importanti confidenze, di riflessioni talvolta ingarbugliate e di confessioni inaspettate. Con il suono dell’orchestra, specializzata in tango, spesso in sottofondo. Passeggiando in riva al mare, in attesa degli attimi finali di quel lungo giorno. Con la promessa di tornare sull’argomento intrapreso, sui tanti intrapresi; in un rapporto padre-figlio innegabilmente speciale.

Si somigliano; Ciro e Nicola.

Benché in molti si ritrovino a scambiare quest’ultimo per un non italiano. È il carattere, il modo di fare che li fa somigliare. Che li unisce.

Entrambi appassionati di donne, sanno – altresì – di non riuscire a vivere come chiunque altro qualsiasi ipotetico legame.

Forse è per questo che la famiglia Bonsignore è ciò che non ci si aspetta di trovare. Forse è per questo che, al di là delle convenzioni sociali, Ciro è riuscito a lasciare un’impronta marcata e a rimanere ben impresso nel mio ricordo fresco di lettrice appassionata e sempre in cerca di belle storie.

Strambo al punto giusto. Saggio quel che serve. Convinto di dover vivere i propri giorni ascoltando il consiglio e il parere di tutti, ma senza dimenticare di lasciare – poi – l’ultima parola alla propria testa e al proprio cuore.

È quel padre spesso fisicamente assente; forse. Che sa – però – essere sempre e comunque un padre attento ai bisogni dei propri cari e presente.

Persa nei loro discorsi a due, ho apprezzato ogni singola riflessione letta; ogni singola riflessione scaturita.

Fino anche alla fine, quando tutto sembra di nuovo rimettersi in discussione.

Ho adorato quel figlio maggiore e quel suo desiderio di custodire. I suoi pensieri più profondi, le sue  fantasie e… quelle chiacchierate speciali con il padre.  

[…] Non so dire bene come, ma stamattina ho avvertito da subito un forte istinto di conservazione, può darsi a causa di questa pioggia che tutto riesce a diluire e che non ha smesso mai di cadere.

Così mi è venuta l’idea, anche per farmi compagnia da solo, di dire ad alta voce ciò che man mano mi saltava in mente sulla storia del matrimonio di papà.

Non solo.

Ho acceso il mio PC, collegato il microfono e mi sono registrato. Chissà, mi sono detto, un giorno potrà anche saltarmi su la voglia di farne una trascrizione.

Potrebbe pure diventare un bel romanzo, no? Un romanzo che racconta una curiosa storia familiare che gira a ritmo di tango, che della famiglia, e del tango stesso, ha quasi tutti gli ingredienti, compreso l’amore.

Che dell’amore, e quindi anche dei suoi voltafaccia e delle sue misteriose e più vere tribolazioni, prova a penetrare anche gli angoli nascosti. […]

Ringrazio infinitamente Giuseppe, per questo suo regalo meraviglioso.

Sperando di aver acceso la vostra curiosità, chiudo ancora una volta con l’augurio grande per delle… Buonissime Letture!

Alla prossima.

#StayTuned!!!

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